Coppie di fatto, Manildo: "E' nel programma, ma non è un'emergenza"

Dura presa di posizione con una nota firmata dall’ufficio stampa della Diocesi: “Tali coppie non sono equiparabili alle famiglie, sbagliato parlare di un ’atto di civiltà giuridica’. Ma nessuno cerchi di strumentalizzarci”

Un attacco durissimo alle dichiarazioni del neo sindaco Giovanni Manildo in tema di registro della coppie di fatto giunge dalla Diocesi di Treviso, che stamane ha diramato una “nota dell’ufficio stampa”.

Un richiamo ai valori della famiglia, ma anche un invito alle forze politiche, di qualunque colore, a non cercare di strumentalizzare la Chiesa con polemiche politiche, ricordando come già in passato gli organi della Chiesa trevigiana fossero intervenuti contro “esternazioni riguardanti gli immigrati” poco consone al sentire cristiano.

Ecco, integralmente, il testo della “nota”.

"Siamo sorpresi che la prima esternazione del nuovo sindaco di Treviso e di altri esponenti della nuova maggioranza, abbia avuto come oggetto un tema tanto discutibile, e comunque delicato per la coscienza di tante persone, in particolare credenti. Dubitiamo che sia un atto di “civiltà giuridica” equiparare tali coppie (in particolare omosessuali) alla coppia coniugale, la quale si impegna in un rapporto definitivo che sta alla base di una famiglia e che non risponde solo ad un bisogno di relazione affettiva, ma assume anche un serio impegno di tipo educativo e sociale, sovente assai gravoso economicamente". E' questo l'inizio di una nota dell'ufficio stampa della diocesi di Treviso, inviata oggi agli organi di informazione, dopo le dichiarazioni del neosindaco e di alcuni esponenti della nuova maggioranza apparse oggi sui quotidiani.

"Ci chiediamo se a Treviso vi sia proprio una domanda urgentissima circa l’apertura di un registro delle coppie di fatto, senza il quale si recherebbero danni gravissimi ad un grande numero di cittadini - prosegue la nota -. Vogliamo anche precisare che non intendiamo, come Chiesa, essere strumentalizzati da nessuna parte politica, e dunque neanche da chi volesse spingerci a schierarci o venire in soccorso ai vincitori o ai perdenti. Abbiamo difeso e difenderemo sempre, pacatamente ma con decisione, i valori in cui crediamo, relativi alla persona e alla società, in particolare quello della famiglia fondata sul rapporto tra un uomo e una donna, che consideriamo vero cardine della società e dell’educazione. Del resto, anche in altre occasioni non abbiamo mancato di far sentire la nostra voce, per esempio verso proposte di legge volte a “regolarizzare” le coppie di fatto, o nei confronti di atteggiamenti laicisti, come pure di esternazioni riguardanti immigrati o altre persone, compreso il caso recente dei profughi della guerra libica, affermazioni che di cristiano non avevano proprio nulla. Si vuole anche ribadire - conclude la nota - che La vita del popolo cerca di avere come criterio di valutazione dei fatti unicamente il Vangelo e la dottrina sociale della Chiesa, e non questa o quella collocazione politica e, meno ancora, partitica".

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