Crisi, la festa si fa sobria «La Marca saprà reagire»

È stata una Festa della Repubblica, la 67esima, nel segno della sobrietà quella che ieri si è svolta in città. Un 2 giugno nel pieno della crisi. Il tradizionale ricevimento offerto dal prefetto è stato cancellato in nome di festeggiamenti “low cost”, accogliendo anche l'invito del Capo dello Stato che ha chiesto sobrietà e più attenzione a chi rischia di essere stritolato dalla crisi. E di crisi hanno parlato le autorità, nell'austero salone della prefettura dove ieri sono stati consegnati 17 diplomi dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana, due onorificenze di Cavaliere dell'Ordine equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme e 27 Medaglie d'Onore a ex deportati e internati nei lager.
«Tutti noi avvertiamo la preoccupazione per il delicato momento economico. Occorre reagire con lo slancio che anima la gente della terra trevigiana», ha detto il prefetto Aldo Adinolfi davanti a una sala gremita di cittadini, sindaci, forze dell'ordine. Il presidente della Provincia, Leonardo Muraro, ha ricordato i suicidi degli imprenditori e l'altissima percentuale di disoccupazione giovanile: «In Veneto, il lavoro rappresenta la vita. È necessario che lo Stato produca quelle norme che consentano agli imprenditori di continuare. Ma bisogna fare presto». E ancora: «In questo tempo stiamo combattendo una guerra diversa da quelle del passato, una guerra economica. Non si usano armi, ma i danni sono immani», ha ammonito Muraro. Gian Paolo Gobbo, sindaco uscente, ha parlato di crisi economica, ma anche culturale: «Bisogna stringere i denti».
Nel programma del 2 giugno “low cost” trevigiano, anche la sfilata in centro degli uomini in divisa e l'alzabandiera in piazza Vittoria. Nel pomeriggio, il concerto della banda cittadina “Visentin”.
Onorificenze. Tra i neo cavalieri e ufficiali, anche il sindacalista della Uil Antonio Confortin, Alberto Stocco, titolare del Relais Ca' del Poggio, Antonio Netto, tra i coordinatori della protezione civile di Montebelluna che ha partecipato alla cerimonia con la divisa fluorescente. Molta commozione durante la consegna delle Medaglie d'Onore ai deportati o ai familiari. Struggente la testimonianza di Fortunato De Pin, internato a Bergen-Belsen: «Ho visto tutto ciò che l'uomo non può nemmeno immaginare».
Tutti i premiati. Diplomi dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana. Cappella Maggiore: commendatore Guido Spada; Casier: cavaliere Piero Coletta; Crocetta: cavaliere Giovanni Recchia; Montebelluna: cavaliere Antonio Tessariol; Preganziol: cavaliere Gino Pellizato; Quinto: cavaliere Ilio Gasparin; San Pietro di Feletto: cavaliere Alberto Stocco; San Polo di Piave: cavaliere Giorgio Cecchetto; Sernaglia: ufficiale Gaspare Lucchetta; Susegana: cavaliere Piero Strufaldi; Trevignano: cavaliere Antonio Netto; Treviso: ufficiale Carlo Manna, cavaliere Antonino Barcella, cavaliere Roberto Boccaletto, cavaliere Ennio Tiveron; Vedelago: ufficiale Antonio Confortin, cavaliere Giorgio Volpato. Cavaliere dell'Ordine equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme: monsignor Arduino Beltrame, Vincenzo Saccà. Medaglie d'Onore. Arcade: Antonio Baldasso (deceduto); Breda: Angelo Menuzzo (deceduto); Castelfranco: Antonio Vascellari (deceduto); Chiarano: Giuseppe Artuso (deceduto); Conegliano: Ruggero Zugno (deceduto), Albino Tarzariol (deceduto); Fregona: Duilio Segat; Gaiarine: Angelo Mion (deceduto), Camillo Bolzan (deceduto); Godega: Angelo Botteon (deceduto), Giacomo Bazzo (deceduto); Mareno: Angelo Battistella (deceduto); Mogliano: Giovanni Canella (deceduto), Albino Danesin; Montebelluna: Giovanni Montanaro (deceduto); Paese: Lino Carniel (deceduto), Carlo Visentin; Paderno del Grappa: Benedetto Perisello (deceduto); Revine: Armando Tonet (deceduto); San Fior: Mario Tonon (deceduto); Treviso: Albino Tinazzi (deceduto), Giacomo Mario Scatolin (deceduto), Giuseppe Franzese (deceduto), Luigi Ambria (deceduto), Renato Albanese (deceduto); Vittorio Veneto: Fortunato De Pin; Volpago: Giuseppe Silvestrini (deceduto).
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