Coltello e pistola: rapina all’Antonveneta

Quinto, banditi all’assalto della filiale di via Graziati: il bottino è di duemila euro. Ambulanza soccorre cliente sotto shock
Di Federico De Wolanski
Allegranzi Quinto rapina banca antonveneta
Allegranzi Quinto rapina banca antonveneta

QUINTO DI TREVISO. Hanno atteso che attorno alla banca non ci fosse troppo movimento, poi sono entrati spianando davanti alla cassiera una pistola e un taglierino. Attimi di paura quelli vissuti ieri alle 12.30 circa alla filiale della Banca Antonveneta di via Graziati, a Quinto di Treviso. I malviventi erano due, di corporatura robusta e alti, forse attesi nei pressi della banca da un “palo” fermo in automobile. Sono entrati con il volto semicoperto da un cappuccio e da grossi occhiali da sole e non appena all’interno dell’ufficio hanno iniziato a gridare all’indirizzo delle due dipendenti. Con poche parole, le hanno obbligate a vuotare le casse e consegnar loro tutti i soldi. Il tutto tenendo l’arma puntata verso gli uffici e la lama del taglierino ben evidente davanti al volto di una cliente paralizzata dalla paura. Tutto è avvenuto in pochi istanti, dopo i quali i due banditi sono scappati fuori dileguandosi a piedi. Sul posto l’immediato intervento dei carabinieri di Zero Branco e di Treviso che dopo aver disegnato un generico identikit dei due hanno battuto al setaccio la zona e le strade principali dei dintorni ma purtroppo senza alcun esito. In banca è servito parecchio tempo per riportare la calma e la tranquillità. Sul posto è anche intervenuta un’ambulanza del Suem chiamata a soccorrere la cliente spaventata per quanto accaduto. I carabinieri, che hanno già prelevato i filmati delle telecamere a circuito chiuso del’istituto di credito, stanno ora cercando nei dintorni della banca altri occhi elettronici che potrebbero aver inquadrati i malviventi prima dell’assalto o durante la fuga a piedi. Il bottino, stando ai primi rilievi, sarebbe di alcune migliaia di euro (circa duemila) ma è ancora in fase di contabilizzazione. Secondo una prima ricostruzione dei fatti, i due avrebbero parlato con accento veneto, ma non si esclude che possa trattarsi solo di una finzione per depistare indagini e possibili identificazioni da parte degli inquirenti.

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