Oltre duecentomila euro per accettare le dimissioni
TREVISO. Conciliazione obbligatoria per i licenziamenti per motivi oggettivi: a Treviso la buonuscita è da capigiro. Oltre i centomila euro, nel caso di una dirigente addirittura oltre i duecentomila. La riforma Fornero ha imposto l’obbligo di conciliazione preventiva in caso di licenziamento per giustificato motivo oggettivo in aziende con più di 15 dipendenti. In pratica azienda e lavoratore vengono convocati dalla direzione provinciale del lavoro nel tentativo di giungere a un accordo ed evitare il ricorso a vie legali spesso più lunghe, ma soprattutto costose. Uno strumento, questo, che appena introdotto ha portato in provincia a risultati importanti.
In questi primi sei mesi del 2013 si aggiudica il gradino più alto del podio una donna quadro, dipendente di Cisco System, leader mondiale del networking per internet, che ha conciliato il licenziamento ottenendo in cambio un’indennità di 225 mila euro. Al secondo posto, a quasi centomila euro di distanza, un uomo, anche lui quadro, della Ocsa di Crocetta, che ha intascato una liquidazione di 130 mila euro. In sette hanno raggiunto la conciliazione accordando un’indennità di buonuscita di circa centomila euro. Per gli altri le liquidazioni si sono aggirate tra i 10 e i 35 mila euro.
Complessivamente nel 2013 la Direzione provinciale del lavoro ha avuto a che fare con 143 istanze di conciliazione. Di queste in solo 87 casi aziende e lavoratori hanno raggiunto un punto di accordo: 46 maschi, per un totale di 720 mila euro di buonuscita complessivi e 41 donne per un totale di 602 mila euro. In soli quattro casi non si è proceduto con il licenziamento: mancavano i motivi oggettivi per dar seguito al procedimento: i lavoratori sono stati quindi immediatamente reintegrati in azienda.
Per i restanti 49 non c’è stato verso: risolveranno il contenzioso davanti a un giudice del lavoro facendo i conti con le note lungaggini e le spese legali.
Tra luglio e dicembre 2012, dalla data dell’entrata in vigore della riforma erano state presentate invece 125 istanze: per 21 donne e 31 uomini era stato raggiunto un accordo per un totale di 293 mila euro e 590 mila euro di liquidazione. Anche nel 2012 le ispezioni hanno portato a quattro ricollocamenti.
Ma la riforma Fornero ha introdotto anche un’altra novità: l’obbligo di convalida delle dimissioni volontarie da parte della Direzione provinciale del Lavoro. E se da luglio dello scorso anno sono stati complessivamente 547 i lavoratori che si sono dimessi, con una sostanziale parità tra uomini e donna (333 maschi e 244 femmine) le dimissioni convalidate in periodo protetto (vale a dire durante la maternità o paternità o entro i tre anni dalla nascita di un figlio) vede una sostanziale disparità tra i due sessi. Su 511 convalide totali sono state 488 quelle rosa.
Non sono emersi casi eclatanti di mobbing. In un solo caso l’ufficio è riuscito a trovare soluzioni alternative all'abbandono dell'impiego: si tratta di una 39enne che aveva presentato le proprie dimissioni da una ditta, non riuscendo più a conciliare il lavoro con la necessità di accudire i due figli. Si è riusciti a organizzare un part time.
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