Ponte di Piave e Salgareda, il Pd rilancia l’ipotesi fusione

PONTE DI PIAVE. Si farà mai il matrimonio tra i due Comuni di Ponte di Piave e Salgareda? Nei due paesi se ne parla, ma senza apprezzabili risultati, da quasi 40 anni. Dopo il fallimento degli Anni...
Di Alvise Tommaseo

PONTE DI PIAVE. Si farà mai il matrimonio tra i due Comuni di Ponte di Piave e Salgareda? Nei due paesi se ne parla, ma senza apprezzabili risultati, da quasi 40 anni. Dopo il fallimento degli Anni ’70, ritorna prepotentemente di attualità quello che per molti rimane ancora un bel sogno da realizzare. A rompere il ghiaccio sulla possibile fusione era stato alcuni mesi fa Fiorenzo Roma, commissario provinciale dell’Alleanza di centro. A compiere un ulteriore passo in avanti è stato il Partito Democratico dei due locali circoli che ha organizzato un incontro pubblico tenutosi venerdì, a Ponte di Piave, alla Casa della comunità Martin. Numerosi i presenti, tra cui i rispettivi sindaci, molti assessori, i presidenti di varie associazioni sportive, il comandante della stazione Carabinieri ed anche il parroco. A relazionare sono stati Paolo Fortin, dirigente di Unione di Comuni ed esperto in materia di fusioni, e Leopoldo Masut, capogruppo consiliare a San Polo di Piave, che si sta adoperando, insieme a tanti altri, per realizzare la fusione con il vicino Comune di Ormelle. È stato Paolo Fortin ad illustrare i notevoli vantaggi della fusione: risparmi ogni anno per centinaia di migliaia di euro e maggiore efficienza amministrativa, quindi migliori servizi per i cittadini. Inoltre, Regione e Stato darebbero al nuovo Comune consistenti contributi economici. Paolo Cavezzan e Filippo Bonato, segretari dei circoli Pd di Ponte di Piave e Salgareda, hanno messo in evidenza la peculiarità dei territori dei due Comuni che si compenetrano senza soluzione di continuità. «Basti pensare» hanno sottolineato «come la località Vigonovo di Salgareda si trovi a soli 150 metri dalla piazza di Ponte di Piave». Gabriele Bortolin, apprezzatissimo presidente della società Team Biancorossi, ha, a sua volta, spiegato come la fusione delle società di calcio dei due paesi sia stata capita dai cittadini. «Siamo riusciti» ha ribadito Bortolin «ad amalgamare oltre 200 famiglie che risiedono in due Comuni diversi». Più freddo, invece, l’intervento dei due sindaci Roberto Zanchetta e Vito Messina, che hanno manifestato poco entusiasmo all’iniziativa. Ha chiuso i lavori Luciano De Bianchi, vicesindaco di Ponte di Piave, il quale non si è detto contrario alla proposta formulata da un cittadino che auspicava la nascita di due comitati trasversali, uno per ogni comune, che mettano in moto i presupposti per arrivare alla eventuale fusione.

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