Partita la marcia anti-suicidi «Portiamo il dossier a Roma»

PIEVE DI SOLIGO. Sotto una pioggia battente, senza il saluto delle istituzioni, nell’indifferenza dei loro concittadini. Sono partiti così, ieri mattina alle 9 da piazza Emigranti a Solighetto, i cinque della “marcia anti suicidi”. A piedi, arriveranno fino a Roma, dove chiederanno udienza al Papa e porteranno al Presidente della Repubblica un registro con le storie, le firme e i nomi raccolti lungo il percorso. Uno zaino a testa, un paio di tende, un furgone. L’essenziale per 25 tappe ciascuna di una ventina di chilometri, senza giorni di riposo. Tutto per chiedere lavoro e, ascoltando le storie dei tanti disperati che incontreranno, «salvare almeno una vita». Ieri sera sono arrivati a Villorba. Sono Roberto Sepulcri, artigiano da mesi senza commesse di Follina, Rolando Fornasier, fabbro disoccupato dopo aver chiuso la sua attività a Pieve di Soligo, Loris Trentin, geometra disoccupato di Castelfranco, Graziano Girardi e la moglie Franca, pensionati. Un sesto, Mauro Colombera (ferroviere in cassa integrazione), dovrebbe raggiungerli durante il tragitto. Girardi, ex parlamentare ai tempi della Liga Veneta, guiderà il furgone con le scorte di viveri e l’attrezzatura, ma promette di parcheggiarlo all’arrivo di ogni tappa e poi fare almeno un tratto di strada assieme ai suoi compagni. Ieri, a Solighetto, sono partiti senza troppo clamore. A salutarli, solo le mogli e i figli. Un bacio, un «in bocca al lupo» a chi starà lontano da casa un mese, dormirà all’aperto, camminerà per 576 chilometri. I figli di Sepulcri guardano il padre partire, ma non lo seguono: «Per fortuna, io devo lavorare» spiega il primogenito. (a.d.p.)
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