Beppe: politica, vignette e... asado

Dall’arte all’Argentina, le mille passioni dell’ex assessore pidiellino Mauro. Che giura: «Il vero Antigentilini sono io»
Di Sabrina Tomè

Metti un quadro di Picasso, uno di quegli apparenti guazzabugli del corpo umano che sono in verità un'armoniosa rappresentazione della poliedricità del reale. Ecco, Giuseppe - Beppe - Mauro,47 anni, ex assessore al Commercio e leader della lista Grande Treviso appoggiata dai montiani di Fare Treviso Futura è come quei ritratti: un insieme di cose che non t'aspetti, un accattivante melting pot di interessi. È un serio e stimato commercialista, ma è anche uno scanzonato e abile vignettista. È un politico di medio-lungo corso, ma coltiva e pratica una virtù estranea alla politica: l'autoironia. È persona profondamente calata nel tessuto sociale locale, entrato nell'associazionismo che aveva appena 16 anni e mai più uscito, ma sogna l'Argentina (e il suo asado) e le terre lontane di confine e di mescolanza. Da piccolo diceva che avrebbe fatto l'ingegnere, ma anche il barzellettiere. È stato figlio ligio all'ortodossia genitoriale (ha coltivato la professione della mamma e la passione politica di papà Renato, ex assessore socialista), ma ha emancipato i suoi figli facendoli studiare lontano da casa fin da piccini; e però spera che a lavorare e a metter su famiglia, tornino a Treviso. È stato assessore con Gentilini, ma ora si definisce l'Antigentilini per eccellenza. Ama l'arte e Pollok, ma se gli chiedi il capriccio che soddisferebbe con 1 milione di euro e ti aspetti che risponda «un Pollok» lui ti spiazza con un «niente capricci, li userei per pagare le rette della scuola dei figli». Una propensione all’eclettismo influenzato forse dalle radici - quattro secoli di friulanità «contaminata» e addolcita da un quarantennio in terra veneta - o forse dal segno, due pesci che nuotano in opposte direzioni. E questa vocazione la intuisci appena metti piede nel suo studio di viale Brigata Marche. Lì per lì pensi di aver sbagliato indirizzo e di essere finito in quello di un architetto. Sul muro delle scale giganteggia il graffito di un simil-eroe manga, una primavera di papaveri rossi è appesa alla reception, la sala d'aspetto è piena di stampe da cui occhieggiano donne stilizzate e sul tavolino giace un numero sgualcito di Ad. Quando arriva lui, chiarisce che ha la passione per la grafica. «Disegnavo fumetti ancora prima di saper scrivere», spiega, «le nuvolette le riempiva il mio amico che era alle elementari». Cresciuto, Mauro diventa vignettista per i giornali locali satireggiando i campioni sportivi: «Ci provavo anche con i politici, ma all'epoca c'era papà sulla scena e mi hanno relegato allo Sport», confessa. Si sfoga ora: sulla parete c'è una vignetta intitolata «strade dissestate» con disegnato lo sfidante Zanetti mentre sorseggia una tazzina di caffè impugnando una mazza da golf: «Ogni 18 buche», recita la nuvoletta che esce dal candidato, «un campo da golf». E sotto: miliardari a Ca'Sugana». Il disegno è pulito, si intuisce che dietro non c'è solo passione, ma anche scuola: e infatti, dopo lo Scientifico al Da Vinci e prima della laurea in Economia e Commercio a Venezia, Mauro prende en passant pure il diploma di grafico. Quanto a pensare di fare dell'arte il proprio lavoro, quello decisamente no: «Con le vignette non si campa», liquida. L'arte è nel cuore, i piedi restano ben piantati in terra e il Mauro fresco di laurea e alla ricerca di un lavoro, segue senza esitazioni il solco tracciato dalla mamma che all'epoca gestiva un ufficio di consulenza in piazza Duomo. Dal papà, invece, arriva la passione per la politica. «Sicuramente non quella per i calzini corti», butta là l'ex assessore indicando le calze sotto-polpaccio di papà Renato che non lascia per un attimo il figlio-candidato. E, già che già, apre pure una parentesi: «Mio figlio è un cocciuto, radici friulane...». È pronto a snocciolare anche altri difetti, ma prudentemente Mauro lo stoppa.

E riprende in mano il discorso: «In realtà l'impegno politico è conseguenza di quello nell'associazionismo». Un impegno che è una vocazione e che, come tale, si interpone e sovrappone con il (poco) tempo libero. «Cosa faccio quando non lavoro? Lavoro per il tempo libero degli altri». Ora poi, figurarsi, c'è la campagna elettorale. Che Mauro conduce all'insegna del rottamiamo (riassumiamo noi, a lui la parola non piace) Gentilini. «Io e lui abbiamo le stesse radici, veniamo dalla stessa area politica», precisa, «Per questo il vero Antigentilini sono io, non la sinistra».

@tomsabri

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Riproduzione riservata © Tribuna di Treviso