Alessia, la corsa della giovane manager

Alessia va veloce. Va di corsa al volante della Mini, la sua grande passione. Che ha trasformato in attività: ha fondato il Mini Marca Club facendolo diventare il più grande d’Italia. Va di corsa sui pedali della bici e mica per una corsetta lungo la Restera: 250 chilometri in scioltezza tra Vienna e Budapest e l’anno prima il tour dell’Alsazia Lorena, per dire. Va di corsa nelle sue sneakers facendo jogging in città, mentre i trevigiani si rilassano all’ora dell’aperitivo. Va di corsa col mouse del Mac, navigando in lungo e in largo «e più shari meglio è, perché le idee non vanno custodite gelosamente ma condivise». Alessia Bellon, quarantenne fresca di compleanno, laurea in Scienze Politiche, «tirocinio» nell’azienda-laboratorio di H-Farm, amministratore delegato di LogoPro è ora in corsa con la sua Indipendenza Veneta per la guida della città. In corsa e di corsa, appunto. Metti di capitare nella sede di via Manin in pausa-pranzo, lei è lì che fa e briga. «Buongiorno», ti dice e mentre tu hai ancora il saluto fra le labbra lei è già sparita. Ricompare di lì a pochi istanti, si tuffa in uno scatolone, ci fruga per un po’, riemerge con un pacco di volantini, distribuisce quelli insieme agli ordini sulla loro consegna, risponde al telefono, ti risaluta, e - wow - si siede. Sfodera quel sorriso così aperto e simpatico e - pensi - ora si ferma. Macché. Non sei arrivato neppure al punto interrogativo della domanda su com’è nato il suo impegno politico, che lei è già partita con la risposta. O, meglio: la risposta è un traguardo in prospettiva, prima c’è un lungo (e piacevole, va detto) percorso da fare, su e giù per passato e presente di Alessia Bellon. Non resta che seguirla.
Scopri così che la politica ce l’ha nel Dna per via del prozio Albino, sindaco Dc nella rossa Cadoneghe, nei rossi anni Settanta. Scopri che papà Renzo è un esempio per via di quell’equilibrio grazie al quale tutti lo cercano per un consiglio. «E poi mi ha insegnato una cosa fondamentale: prima ascolta». Si ferma, intuisce i dubbi dell’interlocutore, riprende: «Certo, forse ora non sembra che ascolti molto perché per ovvie esigenze devo parlare io, però è proprio così. A me questa esperienza della candidatura mi entusiasma perché è bello stare con le persone, vederle coinvolte, saperle soddisfatte. Il piacere della condivisione l’ho scoperto quando decisi di coltivare la passione per la Mini, in un momento in cui il lavoro dell’epoca mi stava annoiando. I motori mi sono sempre piaciuti, ai tempi dell’Università lavoravo in un garage: lavavo le auto e così avevo la possibilità di farci qualche giretto: Porsche, Jaguar...Ma, sia chiaro, non sono un maschiaccio: sono una romantica». Il collier lo testimonia: anche lei, come Audrey, ha fatto «colazione» da Tiffany, New York. «La Mini, dicevo: siamo partiti da zero, niente strutture, niente soldi. Ho girato le concessionarie alla ricerca di sponsor, la cosa è cresciuta e il club è diventato il più grande d’Italia». È sempre andata così, con lei: gli hobby non possono restare «banali» hobby e anche nelle passioni va dato il meglio. Quand’era piccola e la Calligaris un mito del nuoto, Alessia si iscrisse in piscina diventando un’atleta della vasca. Stesso discorso con Sara Simeoni: voleva essere come lei, campionessa del salto, solo che atterrò male e si ruppe il braccio. E la cicatrice è ancora visibile. Accanto ce n’è un’altra. «Un morso», spiega. Un morso? «Sì, sì...è la ragione della mia entrata in politica». Oh eccoci, la domanda da cui eravamo partiti. Dunque, il morso: secondo i verbali è stata una rissa con gli ex vicini, originari di Scampia: «Ma quale rissa! Sono entrati in casa nostra (all’epoca era sposata con un esponente leghista, ndr), hanno buttato giù la porta, ci hanno aggrediti. Le responsabilità erano chiare, eppure ci siamo trovati ad affrontare un processo, a pagare soldi, parecchi soldi, per l’avvocato,per avere giustizia. Non è così che deve funzionare lo Stato. Chi lavora, chi paga le tasse, chi rispetta la legge deve avere adeguata tutela. Ma se le cose non vanno che si fa?». Si protesta? Si subisce? Alessia no: «Mi sono detta: «Rimboccati le maniche e vedi di dare il tuo contributo per cambiare e per vivere in un Paese civile». È nata Indipendenza Veneta, la risposta chic alla Lega: «Mai piaciuta la Lega, parla alla pancia e usa slogan razzisti». E ora tocca a lei, «una che in curva sale», come la descrive un amico, una che è è single - al momento - «perché agli uomini non piacciono le donne forti e impegnate». Comunque vada, Alessia non si ferma.
@tomsabri
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