«Qui più pazienti che a Castelfranco»

Il Comitato per i diritti del malato: «Già fatti sparire 6 ospedali, il territorio ha dato abbastanza»

MONTEBELLUNA. «Vergogna, ma come si può pensare di ridimensionare l’ospedale?».

A parlare è Alberto, un giovane che uscendo dal nosocomio montebellunese trattiene a stento la sua indignazione, per l’incerto futuro dell’ospedale, dopo le dichiarazioni dei politici, succedutesi in questi giorni. Come lui la pensano anche Franca e Maria, due pensionate di Caerano: «Ma che senso ha portarci via i reparti dell’ospedale dopo tutti i soldi spesi per rifarlo?». Il più severo è Luciano che pur reggendosi a stento sulle stampelle, non difetta di energia: «Facile decidere di cosa hanno bisogno i cittadini, quando si guadagna 12 o 13 mila euro al mese: che convincano chi ha 500 euro di pensione al mese. I politici sono impazziti, con che coraggio pensano di penalizzare un ospedale come questo, dove le cose funzionano bene ed il personale è bravo e preparato». Le dichiarazioni prima dell’assessore regionale Remo Sernagiotto e poi del governatore del Veneto, Luca Zaia, non sono piaciute ai montebellunese che ancora prima di veder ultimati i lavori di ricostruzione del San Valentino teme di vedersi sottrarre importanti servizi. «Ho assistito alla chiusura di sei ospedali nel nostro territorio ed ho capito che non conviene avere dei politici locali: nel 1978 a chiudere l’ospedale di Pederobba fu proprio Bernini, che all’epoca era anche presidente di quella struttura». È il commento di Luisa Rossi, presidente del Comitato per i diritti del malato di Montebelluna, cui fa eco la collaboratrice Silvana Merlo: «Questo territorio ha già dato più che a sufficienza». Ma Luisa Rossi avanza anche una proposta: «Se si vuole risparmiare allora che si guardi al Friuli dove le Usl sono una per provincia e la gestione della sanità è impeccabile. D'altronde è anche difficile capire il senso di certe dichiarazioni se si pensa che l’ex direttore generale dell’Usl 8, Renato Mason, prima di lasciare l’incarico ha spiegato in un incontro pubblico, che con il nuovo piano socio-sanitario della Regione, Crespano diventerà un “ospedale di comunità” per le degenza più lunghe, con un incremento esorbitante dei costi da 250 mila euro a oltre il milione di euro». Luisa Rossi sottolinea poi come penalizzare Montebelluna, strategica sotto il profilo territoriale, sia ingiusto poiché ha un bacino d’utenza più ampio di Castelfranco e punta il dito pure sulla mancanza di trasporti pubblici adeguati a consentire lo spostamento vero un ospedale più lontano. «Dei politici ho poca fiducia – commenta Silvana Gatto, presidente dell’Associazione volontari ospedalieri – l’ospedale di Montebelluna funziona bene e nel caso dell’ortopedia è un punto di riferimento anche per le altre province, tant’è che i pazienti arrivano da tutto il Veneto. Speriamo bene».

Ingrid Feltrin

Riproduzione riservata © Tribuna di Treviso