Favori sessuali anche nell’auto della polizia

Resta agli arresti domiciliari L.B., il sovrintendente della Polizia di Treviso di 51 anni, capo pattuglia delle Volanti, finito in manette poco meno di un mese fa per concussione, favoreggiamento della prostituzione e rivelazione di segreto d’ufficio. Ieri, il Tribunale del riesame di Venezia presieduto dal giudice Lucia Bartolini ha respinto il ricorso presentato dal suo difensore, che chiedeva la sua scarcerazione. A incastrarlo le numerose intercettazioni telefoniche disposte dai pubblici ministeri veneziani Alessia Tavarnesi e Lucia D’Alessandro, ma anche le dichiarazioni della prostituta ungherese 25enne Laura Lazi, che lui proteggeva in cambio delle prestazioni sessuali gratuite che lei gli forniva.
Due mesi prima, in febbraio, i finanzieri del Gico e i poliziotti del Commissariato di Mestre avevano fatto scattare le manette ai polsi di quattro ungheresi per sfruttamento della prostituzione, tra loro erano finiti in carcere anche la Lazi e suo marito Peter Sebock. Durante le indagini erano venuti alla luce gli stretti rapporti tra la ragazza ungherese, accusata di insegnare il mestiere della strada alle giovani appena arrivate dai paesi dell’Est, e un poliziotto, i cui telefoni sono poi stati intercettati. Il 17 settembre dello scorso anno, ad esempio, gli investigatori hanno ascoltato il colloquio durante il quale L.B. avvertiva Laura: «Stasera», le spiegava, «tutto a posto. Stasera puoi lavorare». Lei e le sue colleghe battevano sul Terraglio. Mentre il 27 settembre la metteva in guardia: «Stasera no lavoro. No stasera perché Questura, Polizia. Capito?». Secondo le accuse, il sovrintendente «in cambio di favori sessuali gratuiti, forniva tempestivo e puntuale avviso di tempi e modi dei controlli delle Forze dell’ordine nella zona Terraglio tra Venezia e Treviso». In un’occasione, inoltre avrebbe sollecitato Laura a disfarsi dell cellulare e della sim card perché aveva saputo che stavano intercettandola.
Gli investigatori hanno intercettato anche le telefonate della giovane ungherese, che al marito e protettore Sebok racconta che «il poliziotto le ha consigliato di non uscire a lavorare perché dalle 21 alle 4 ci sarà la Polizia che porterà dentro le ragazze che lavorano sulla strada». E il marito, che la incita a coltivare questo proficuo rapporto, a un amico spiega che «Laura è molto amata da quasi tutti...Un carabiniere le ha portato una collana...Un altro le porte le pizze».
Dopo l’arresto la donna ha definitivamente compromesso il poliziotto, raccontando che L.B., in cambio di favori sessuali, le aveva fornito il preventivo avviso dei controlli programmati sul Terraglio. Secondo le accuse, il sovrintendente avrebbe anche compromesso i controlli che per l’indagine in corso stavano compiendo i finanzieri del Gico di Mestre, rivelando che erano presenti nei dintorni della Favorita con un’auto civetta. Per quanto riguarda la ricompensa sessuale, L.M. l’avrebbe ottenuta anche in orario di servizio e addirittura a bordo della Volante. Per evitare a sua volta di essere intercettato, il poliziotto avrebbe utilizzato per comunicare con la prostituta ungherese anche il telefono del sindacato di Polizia al quale era iscritto.
Nel capo d’imputazione si legge ancora che L.M. si sarebbe introdotto in più occasioni nel sistema informatico della Polizia, in quello che viene chiamato il «cervellone» del Viminale, per accertare chi era titolare di una Panda di cui aveva la targa, tutto questo per fini personali. Infine, nei guai sarebbe finito anche un suo giovane collega di pattuglia, che è soltanto indagato per favoreggiamento della prostituzione, perché avrebbe omesso di segnalare il rapporto che il sovrintendente aveva con la prostituta ungherese e l’avrebbe accompagnato più volte sul Terraglio dove c’era la donna.
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