Croati in Europa, ma devono ribattezzare il «Proseck»

CONEGLIANO. Prosecco o Prosek? Per tutti e due non c'è posto, almeno nell'Unione Europea, della quale a luglio la Croazia entrerà a far parte. Portandosi con sé un patrimonio di storia, cultura e anche prodotti enogastronomici. Come il Prosek. Non un concorrente del vino frizzante, visto che si tratta di un vino dolce da dessert. Nonostante questo però il Prosecco è prodotto a denominazione di origine controllata e il suo nome può essere utilizzato, stando alle normative comunitarie, solo da vini i cui vitigni sono coltivati in Veneto e Friuli Venezia-Giulia. Dal primo luglio addio al Prosek croato, o meglio, addio al nome. Non solo ci scatterà il divieto di commercializzazione nel mercato europeo, ma anche quello croato, tanto più che dovranno essere anche “ribattezzate” le bottiglie già etichettate che si trovano nei magazzini. La Croazia nel momento in cui ha iniziato l'iter per l'entrata nell'Ue ha dovuto sottoscrivere alcuni accordi e seguire le normative europee, con conseguente “perdita” del Prosek (e altri nomi di prodotti con nomi simili ad altri già esistenti). I produttori di Prosek però non ci stanno e sembra siano intenzionati a rivolgersi ad un tribunale europeo per salvare un vino dalla storia millenaria, prodotto esclusivamente con uve coltivate in Dalmazia, dopo una lunga fermentazione. A “promettere” un ricorso, nel caso non sparisse il nome Prosek, per difendere il Prosecco, quello italiano, era stato il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia. Il governatore, durante una visita al Vinitaly. Fatto sta che alle condizioni attuali sembra che di Prosecco ne resterà uno solo e che i produttori croati debbano iniziare a pensare seriamente a una nuova denominazione per il loro vino da dessert. Al posto di Prosek, tra le proposte che circolano ci sono Suze Dalmacije (Lacrime dalmate) o Vino dalmata (nella dicitura italiana).
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