Razzia di macchine agricole a Monigo

Venti furti negli ultimi due mesi, quattro solo la notte di lunedì sera. Sempre e solo attrezzi agricoli, strumenti di ogni tipo e grandezza prelevati dai magazzini e spariti lungo i viottoli dei campi di Monigo che oggi, dopo tanto tempo di quiete, si sente violata tanto da mettersi in strada di ronda.
Una volta infatti le strade tra via Casoni, via Cornuda, via Pastori, ai confini con Castagnole, erano il perimetro di una grande famiglia, un rione a sè dove si lasciavano le chiavi bella toppa e i giardini della case erano un po’ lo spazio di tutti. Ora non è più così, e negli ultimi tempi la situazione si è aggravata. Tra case e campi non si parla d’altro che delle razzie, perchè tali sono; continue e costanti. Sono iniziate a fine gennaio e proseguono con una regolarità allarmante ogni domenica sera e lunedì sera.
Questa settimana, «la calata dei barbari» come la chiamano ormai quasi tutti i residenti, ha colpito nelle proprietà di Rino Frasson e Natale Galiazzo, al primo sono stati rubati alcuni attrezzi da lavoro e una motofalciatrice, al secondo una grande motocoltivatrice da addirittura 3,5 quintali che era al sicuro all’interno di un capanno rurale, coperta da un telone di plastica e alcuni vecchi telai di motociclette. In entrambi i casi i ladri hanno agito in modo chirurgico, secondo un copione che ha costretto tutti i residenti a fornirsi di impianti d’allarme, lucchetti nuovi, sonni più leggeri.
I colpi avvengono sempre in piena notte. I ladri arrivano dai campi, lungo sentieri conosciuti solo da chi vive nella zona, e da lì fuggono. Agiscono in batteria, tre forse quattro persone, e non a caso. Il furto nel magazzino dei Galiazzo è emblematico. Dopo aver spostato il materiale che copriva il motocoltivatore, i malviventi lo hanno spostato, spingendolo sulle grosse ruote fin fuori dal capanno e lì l’hanno trasportato verso la recinzione della proprietà, l’hanno tagliata, hanno sollevato il macchinario facendogli scavalcare il mezzo muretto di cemento e l’hanno scaricato lungo il sentiero che porta a sud. Prima di allontanarsi però hanno avuto l’accortezza di ricucire la rete metallica per cancellare ogni traccia visibile del loro assalto.
I proprietari hanno scoperto la sparizione solo due giorni dopo, quando sono entrati nel capanno. Le tracce del colpo? Solo a terra, nel fango e tra l’erba, dove si vedevano i segni lasciati dagli pneumatici del macchinario e i ciuffi d’erba calpestati dai banditi. Gli stessi seghi che tagliavano i campi della zona fino ad arrivare nei pressi di via Cornuda dove tutti ipotizzano che la banda carichi il materiale rubato su qualche furgone e lo porti via.
Nel corso degli ultimi due mesi sono sparite tre macchine motocoltivatrici, tre motoseghe, due decespugliatori, il motore di una piccola betoniera da cantiere, quattro rasaerba elettrici, decine e decine di piccoli attrezzi da lavoro, varie cariole e altri macchinari. A dimostrazione della caparbietà della banda ilo fatto che colpisca anche due volte nello steso posto, come accaduto alla famiglia Carniato, derubata di un compressore e vari attrezzi due mesi fa, e poi derubata anche del nuovo compressore che aveva acquistato per sostituire quello rubato.
Le denunce sono state fatte. Le ultime proprio ieri mattina. Del fatto sono informati sia i carabinieri che la polizia, ma fino ad oggi i ladri hanno continuato a colpire. «Quello che pesa, più del valore già non trascurabile della merce rubata, è l’assedio continuo, l’insicurezza in cui è caduto tutto il rione. Qui ora tutte le famiglie di notte hanno paura» dice Ennio Tiveron, «temono per sè oltre che per le proprie cose. E non era mai successo». Tutto normale? Per gli abitanti del rione no, e c’è chi, come Ennio, di notte ritaglia un’ora al sonno per «fare un giro di ronda tra le vie con la pila accesa». Martedì era solo lui. Ieri sera erano in tre. Il rione ha voglia di organizzarsi.
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