Rapinata in casa: colpo da 30 mila euro

Trentamila euro. È nato come un tentativo di truffa ai danni di una sessantenne, è sfociato in una vera e propria rapina in casa: vittima immobilizzata sulla sedia, minacciata, caviglie “legate” con il nastro adesivo. E con un bottino pesantissimo, tra gioielli e contanti: circa trentamila euro, appunto.
Il giorno dopo è ancora difficile credere che un episodio del genere possa essere successo con tanta facilità, a due passi dal centro, inizio di via Feltrina. Facilità per i due autori, ovviamente. Un uomo e una donna, pare, sulla trentina. Sono riusciti a farsi aprire il cancello con un pretesto, hanno immobilizzato la donna, Nicolita Cadel (che vive sola) senza problemi, hanno agito indisturbati mettendo a soqquadro la casa e trovando gioielli e denaro. E poi se ne sono andati, come nulla fosse.
Non sono facili, le indagini dei carabinieri. Non si sta trascurando alcun dettaglio per cercare di risalire all’identità dei due autori della rapina. Dal nastro adesivo utilizzato per bloccare le caviglie della proprietaria di casa, per esempio, si cercherà un frammento di dna. Magari lo scotch è stato strappato con i denti, conservando una stilla di saliva. Bisogna cercare tracce micro perché di “macro” non ce ne sono. I due hanno agito col volto coperto da sciarpa e berretti: praticamente impossibile buttar giù un identikit. Lo stato emotivo della vittima (la paura durante, lo choc poi) non aiuta certo la sua memoria. Telecamere di sicurezza, inoltre, in quella zona all’ombra delle Stiore non ce ne sono. I due sembravano italiani, è riuscita a dire la vittima. Poco, decisamente.
Erano quasi le 7 di venerdì sera. Suona il campanello di Nicolita Cadel: la donna, 61 anni, guarda nel videocitofono e vede due figure. Sembrano giovani, tranquilli. Innocui, insomma. I due, per convincere la donna a farli entrare, non devono neppure sforzarsi troppo: usano un pretesto, ma lei apre quasi senza pensarci. Come un riflesso automatico, che le costerà però carissimo. Appena entrati, i due fanno capire immediatamente le loro intenzioni: spintonano la donna, la costringono a sedersi. «Zitta, è meglio», la minacciano. Le bloccano le caviglie con del nastro adesivo che avevano portato con sè: questo potrebbe far pensare a una certa premeditazione del gesto. La ragazza tiene d’occhio la signora, il complice agisce indisturbato. In casa non c’è la cassaforte: la donna conserva i suoi preziosi e una somma in contanti nei luoghi - purtroppo per lei - più facili da individuare per dei rapinatori evidentemente esperti: armadio, comò, cassetti. Colpo grosso, per i due malviventi: tra contanti e gioielli, il bottino è di circa trentamila euro.
Alla fine i due se ne vanno. Lasciano la donna lì sulla sedia, ma lei non ci mette molto a liberarsi: non ha le mani legati, le hanno bloccato solo le caviglie. Strappa il nastro adesivo, va al telefono, chiama i carabinieri. Sono da poco passate le 7: tutto nel giro di mezz’ora, forse qualcosa di meno. Un blitz che spaventa. Chissà quanti anziani si sono immedesimati in questa terribile situazione, chissà quanti avranno penato: poteva succedere a me, potrebbe succedere a me.
@fabio_poloni
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