False felpe Abercrombie Denunciato un trevigiano

Un giro d’affari da oltre due milioni di euro che coinvolgeva 62 negozi per un totale, accertato, di 14.000 felpe commercializzate. Un trevigiano denunciatgo perché intermediario fra la produzione e i negozi, e ben 4 esercizi commerciali segnalati nella Marca: a Conegliano, a Castelfranco, a Spresiano e Fontane.
Felpe di ottima qualità, dalle finiture perfette, di una nota marca d’oltreoceano; con un’unico «difetto»: erano tutte contraffatte da mani esperte. Un trevigiano, che secondo le indagini avrebbe avuto il ruolo di intermediario, è stato denunciato.
L’indagine della Finanza, denominata «12& 22», che ha coinvolto undici regioni e 40 reparti della finanza, è cominciata alcune settimane fa dalle sponde veronesi del Garda. L’attenzione dei militari del nucleo di polizia tributaria, coordinati dal tenente colonnello Carlo Levanti, è caduta sulle vetrine di un negozio di abbigliamento di Lazise. Accanto da altri capi, c’erano delle felpe dell’Abercrombie & Fitch, il noto marchio americano fondato nel 1982, che venivano vendute a prezzi oscillanti tra i 100 e i 150 euro.
La casa statunitense ha, però, una sua caratteristica prioritaria: vende al dettaglio soltanto in negozi propri. Così i militari si sono insospettiti. E hanno avviato le indagini, coordinate dal sostituto procuratore Elisabetta Labia, a cui hanno partecipato i militari del Gruppo di tutela economia della polizia tributaria, guidati dal maggiore Andrea Alba, mentre il capo ufficio operazioni era il capitano Carlo Bentivegna.
Da un lato i finanzieri hanno cominciato a risalire la filiera commerciale per arrivare ai produttori della merce. Dall’altro, però, c’era la necessità di verificare se le felpe fossero originali o dei falsi. Il sospetto, infatti, era che potessero essere state copiate. Apparentemente, però, nulla faceva pensare a questa ipotesi. Perciò, i finanzieri, si sono rivolti direttamente alla sede americana dell’azienda; l’Abercrombie & Fitch ha anche una sede europea in Svizzera, ma per questo tipo di analisi intervengono gli esperti statunitensi.
Nel contempo, le indagini hanno consentito di chiarire da dove arrivavano le felpe. La rete commerciale era gestita da società romane che si avvalevano poi di tre intermediari sparsi nel territorio nazionale per commercializzare i prodotti. Questi intermediari facevano arrivare le felpe in 62 negozi, sparsi in undici regioni; nel Veronese le felpe erano vendute a Lazise e Bardolino.
Nel frattempo, da New York, è arrivata la conferma che le felpe erano contraffatte. Falsi d’autore, con i dettagli curati nei minimi particolari, ma pur sempre falsi. I due legali rappresentanti delle società romane sono stati indagati in stato di libertà, insieme agli intermediari, per il reato di introduzione e commercializzazione sul territorio dello Stato di prodotti contraffatti. Le indagini proseguono per accertare i ruoli che avevano i commercianti.
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