Antifurto, è boom delle vendite La ricerca della difesa perfetta

Il settore degli impianti antintrusioni non conosce crisi: con duemila euro scatta la prima “barriera” Dal perimetrale al volumetrico, dalle onde radio alla videosorveglianza: «Sensori già in giardino»
Di Fabio Poloni

TREVISO. Duemila euro e non ci pensi più. O quasi. Nelle case nuove, ormai, non è più un optional: avere un sistema antifurto è quasi “di serie”, come il servosterzo in macchina o il bluetooth sul cellulare. Effetto rapine, effetto panico, lo si può chiamare come si vuole. Risultato: il settore degli impianti antifurto non conosce la parola “crisi”. Ce n’è per tutti i gusti e per tutte le tasche, ma se si vuole stare tranquilli (per quanto possibile) è il caso di mettersi nell’ordine di idee di spendere almeno duemila euro per una abitazione media, due piani.

I tipi. Esistono vari tipi di impianti dal punto di vista tecnologico. La scelta può essere dettata da ragioni economiche e pratiche. Una prima distinzione è tra impianto elettrico e impianto a onde radio: il primo è collegato con una rete di cavi elettrici e ha il vantaggio che, tagliando i fili, scatta subito l’allarme. I costi di installazione, però, sono piuttosto elevati, specialmente se sono necessarie opere murarie. L’impianto a onde radio, invece, è senza fili e viene alimentato a batterie a lunga durata, non richiede lavori di muratura, l’installazione è rapida, si risparmia in manodopera, ma può presentare problemi d’interferenze radio. E c’è la soluzione mista.

La protezione. Anche il tipo di protezione varia, in base alle esigenze, che dipendono molto dalla tipologia di abitazione (villa isolata, appartamento). I tipi disponibili sono fondamentalmente due: perimetrale, con l’impianto che protegge l’abitazione dall’esterno e si attiva solo se i ladri aprono finestre o porte; volumetrico, che tramite speciali sensori installati in punti opportuni all’interno della casa è in grado di rilevare la presenza di una persona, un movimento o anche una temperatura corporea, facendo scattare la sirena o il collegamento con la polizia. La scelta in genere è quella quella di integrare i due tipi di protezione. «La gente ormai ci chiede principalmente la protezione esterna, che blocchi i ladri già al loro ipotetico arrivo», dicono alla Alessio Elettrosicurezza Srl di Castelfranco, «con sensori già sulla recinzione del giardino o sul porticato». Cosa si piazza, allora? «Rilevatori collegati con un “cervello” centralizzato, e che sia immune al movimento di animali, per esempio, per non far scattare falsi allarmi. E poi, magari, un paio di telecamere».

I costi. Prezzo? «Vanno messi un paio di sensori da circa 90 euro l’uno, e la centralina costa circa 800 euro», spiegano alla Alessio, «poi si paga l’eventuale collegamento diretto al propri telefono, che riceve un messaggio o una telefonata in caso di intrusione. Sennò c’è la classica sirena». Ma per fare davvero un pacchetto completo «servono dai 1.900 ai 2.500 euro circa», spiegano alla “Vettoretto” di Maser, «con videocitofono e registratore d’immagini, telecamere, sensori esterni per il piano terra, finestre allarmate».

Effetto paura. Molti clienti, dicono ancora alla Vettoretto, «vogliono dormire sonni tranquilli con l’allarme inserito, e poter anche girare per la casa». Altri, invece, fanno montare l’impianto antifurto solo dopo aver ricevuto la sgradevolissima visita degli intrusi, oppure dopo che è toccato ai vicini di casa. «Succede spesso», dicono in un negozio di Treviso, «che si presenti un cliente con il cilindro della serratura rotto in seguito a una visita sgradita. La gente ha paura, il furto notturno è in cima alle preoccupazioni: la sicurezza cosiddetta meccanica, cioè il serramento blindato, risolve in parte il problema e fa dormire sonni più tranquilli».

Le aziende. Ma nel mirino dei ladri non finiscono solamente le case. «Anche le aziende si rivolgono spesso a noi», dicono alla “Vettoretto”, «e la richiesta è soprattutto per impianti di videosorveglianza e di controllo degli accessi». Dal rame alle attrezzature meccaniche, per arrivare persino al gasolio dei mezzi parcheggiati in azienda: i soliti ignoti, oggi, hanno diversi modi per colpire.

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