Gentilini: «Io podestà e con me solo giovani»

Il candidato sindaco della Lega: sono in pista e non temo nessuno. Grillini e centrosinistra? Li spazzerò via perché conosco la mia città
Di Alessandro Zago
TOME TREVISO CA' SUGANA AGENZIA FOTOGRAFICA FOTO FILM
TOME TREVISO CA' SUGANA AGENZIA FOTOGRAFICA FOTO FILM

«Vincere. E vinceremo, con me alla testa di un gruppo di giovani. E niente careghe: sono tempi duri, la mia giunta lavorerà in piedi. Sarò il podestà alla guida dei suoi giovani leoni». I leghisti della città mercoledì al «K3» lo hanno designato candidato sindaco del Carroccio per le comunali del 2013 e lui, lo «sceriffo» Gentilini, è carico come una molla. La circoscrizione della Lega di Treviso città è stata unanime: su 100 presenti 100 mani alzate, la classica nomina per acclamazione. E così il partito ha finalmente messo la parola fine su un toto-candidati che durava ormai da mesi, con Gentilini sempre in pole position, ma insidiato dai nomi alternativi di Federico Caner e Sandro Zampese. E non solo.

Gentilini, è deciso: lei nel 2013 si presenterà ancora come candidato sindaco della Lega, alle comunali di Treviso, alla bella età di 84 anni.

«I cavalli di razza non hanno età. I militanti della Lega cittadina hanno confermato, con la loro decisione, che il sottoscritto è un punto di riferimento costante della base, ma anche di tutti i trevigiani. Sempre sul pezzo, a qualsiasi ora. Da buon amministratore, non da politico».

E la Lega maroniana della nuova ondata, da lei stesso sponsorizzata, quella del «largo ai giovani»?

«Ai giovani prima di fare largo bisogna dare... il lardo, ossia farli crescere. Come una brava chioccia, devo dare loro il becchime giusto anche perché, in questi anni, di giovani che svettano in Lega non ne ho visti molti. Ma se vincerò formerò comunque una giunta di giovani, come molti giovani faranno parte delle nostre liste».

Quante liste scenderanno in campo per Gentilini sindaco?

«La mia lista personale, poi quella della Lega, poi... si vedrà. Ma niente alleanze con il Pdl, casomai con persone di mia fiducia che hanno militato nel Pdl, cosa ben diversa da una alleanza come l’attuale. Non ci sono più le condizioni, e poi il governo Bossi-Fini è stato per me una grandissima delusione».

Faccia qualche esempio, di azzurri a lei congeniali.

«L’assessore Andrea De Checchi, ad esempio , è bravo e mi piace».

Però, se vincerà, il vicesindaco sarà leghista come lei.

«Da oggi fino al momento della mia vittoria, non farò alcun nome sul possibile vicesindaco: sarebbe solo un modo per offendere o deludere gli esclusi. Parlerò a urne chiuse, se vinciamo le elezioni comunali. Ora mi aspetta un vero campo di battaglia, nel quale vedremo quanti miei caporaletti meritano i galloni almeno da maresciallo. Certo verrà premiato chi è a mia immagine e somiglianza».

Lei è al governo di Treviso, prima da sindaco e oggi da vicesindaco, dal lontano 1994: non era il caso di cambiare?

«No, perché nelle mie scelte ho sempre agito senza essere teleguidato da burattinai e segreterie. E la cosa, ripeto, premia e ci premierà anche nella corsa del 2013».

Ma non le fa paura proprio nessuno, dei suoi contendenti elettorali?

«Quelli del centrosinistra no di sicuro: non conoscono la città e la città non li conosce. E non li vuole a Ca’ Sugana».

Fenomeno Grillini.

«I soliti voti di protesta che non attecchiscono».

Anche Giorgio Granello avrebbe preferito un giovane in pista.

«Devo dire che è stato bravo, un ottimo segretario, ha saputo dare la voce ai militanti. È stato al di sopra delle parti».

LEGGI SUL SITO

E COMMENTA

WWW.TRIBUNATREVISO.IT

Riproduzione riservata © Tribuna di Treviso