La protesta delle commesse: «Non spogliateci anche del tempo»

Si allarga la protesta in vista della marcia di domenica a Treviso: in 800 firmano la petizione contro il lavoro festivo
Tomè Conegliano commesse in protesta contro le aperture domenicali
Tomè Conegliano commesse in protesta contro le aperture domenicali

Si allarga a macchia d’olio la protesta delle commesse contro le aperture domenicali: nelle ultime ore hanno confermato la loro adesione alla marcia in centro anche i dipendenti del centro commerciale Conè di Conegliano. «In una sola settimana abbiamo raccolto oltre 800 firme tra dipendenti e clienti contro l’apertura prevista per il primo novembre, festa di Ognissanti», spiega uno dei commessi, Andrea Mizzau, «Chiediamo il rispetto di noi e del nostro tempo: per questo abbiamo previsto un’ulteriore manifestazione che si terrà davanti al Conè domenica 14 ottobre, prima dell’apertura alle 9. Oggi avremo l’incontro con i sindacati per capire come organizzarla».

Commesse e commessi non demordono e proprio dal cuore del Nordest caratterizzato dal lavoro con «ritmi cinesi» parte la rivolta per la riappropriazione del tempo libero e degli spazi familiari. Ieri la nuova, clamorosa, iniziativa di protesta in preparazione delle domeniche di lotta: le commesse in posa nude (o apparentemente tali), coperte da un lenzuolo con la scritta: «Monti non ci spogliare anche del nostro tempo libero». Un gesto simbolico, tutto giocato sull’ironia: era già successo con gli orchestrali del teatro di Treviso e con i precari che si erano messi in mutande per protestare contro i tagli. Serissimi, invece, i contenuti della protesta che ha ottenuto il sostegno di sindacati, associazioni di categoria, parrocchie e scuole. Ed è grazie anche a tale appoggio che le commesse vanno avanti compatte nonostante le pressioni ricevute. «Commesse e commessi hanno paura di ricevere lettere di richiamo da parte dei loro titolari se aderiranno alla manifestazione», spiega la “pasionaria” della protesta Tiziana D’Andrea, «Sappiamo che alcune aziende della grande distribuzione hanno incaricato ispettori interni di verificare le foto nei giornali relative a questa protesta, per verificare se ci sono o meno i loro dipendenti. Lo spauracchio è il licenziamento».La protesta, di matrice trevigiana, sta coinvolgendo tantissime città d’Italia: sono previste manifestazioni a Modena, Ferrara, Bologna, Bergamo, Pescara, Firenze e forse in altre città dell’Emilia. Intanto per domenica a Treviso è già tutto pronto: il corteo, al grido provocatorio di: «Parenti: domenica no grazie», partirà da ponte San Martino alle 16, proseguirà lungo le vie del centro per fermarsi in piazza Carducci dove si terrà un piccolo comizio. Parteciperanno commessi e commesse dei grandi centri commerciali e dei negozi al dettaglio che domenica non lavoreranno, i loro familiari, e, conferma la D’Andrea «molti titolari dei piccoli negozi al dettaglio contro queste aperture indiscriminate che non fanno altro che danneggiare la loro attività. E sono proprio loro ad aver finanziato la nostra iniziativa in termini di magliette e volantini».Non solo titolari e commesse: sono in molti in queste settimane ad aver dimostrato sostegno all’iniziativa, da Confcommercio alla Cgil, oltre ai farmacisti di Treviso. E inoltre: don Gianni Fazzini di “Nuovi Stili di Vita” e Maurizio Pallante del “Movimento per la decrescita felice”. Nei giorni scorsi il movimento ha inviato una mail al provveditorato scolastico di Venezia per sottolineare come con la manifestazione vogliano evidenziare non solo un problema di categoria, ma anche un problema culturale: una tendenza al consumismo esasperato.

«Come quello della gente che fa ore di coda la notte per comprarsi l’ultimo iPhone: che senso ha? Dove stiamo andando? Noi siamo per il consumo sostenibile», conclude la D’Andrea, «Le famiglie non hanno soldi per arrivare a fine mese ed è stato dimostrato che le aperture domenicali non incrementano il fatturato delle aziende e tantomeno migliorano la situazione occupazionale».

Sono già iniziati i primi contatti con alcune scuole elementari per programmare alcuni incontri e sensibilizzare anche i più piccoli sul problema del consumismo esagerato.

Argomenti:lavoro

Riproduzione riservata © Tribuna di Treviso