Crisi, in calo i figli degli immigrati

Rapporto Caritas-Anolf. «Ma gli stranieri crescono ancora, i residenti sono a quota 105mila, l’11,8% della popolazione»

Meno figli per le coppie straniere residenti in provincia. È la crisi economica a rimettere in discussione l’avanzare inarrestabile dei bebè di genitori immigrati. Nonostante il calo dei neonati, gli stranieri continuano comunque a crescere, anche se più lentamente rispetto agli anni passati. A fotografare la situazione per il 2011 è l’annuale rapporto compilato da Caritas, Anolf e Cooperativa Servire che mette insieme dati di anagrafi, Istat, scuole e Prefettura. Ecco il dettaglio.

Più di un cittadino su dieci è straniero. Nonostante Treviso dal 2010 abbia perso il primato in Veneto per percentuale di presenze sul territorio (a scalzarla dal podio è Verona), la nostra provincia continua a essere una delle più multietniche d’Italia. Gli stranieri residenti sono l’11,8% della popolazione, ossia 104.998 contro i 102.541 del 2010. E sono giovanissimi: più di 1 su 4 (il 26%) è infatti minorenne. Ma la crescita procede con il freno a mano: l’incremento di popolazione non italiana è solo del 2,4%, il più basso degli ultimi nove anni. La provincia sta diventando sempre meno attrattiva.

Nidi ospedalieri un po’ meno affollati. Il 2011 è il primo anno con un crollo verticale delle nascite di piccoli figli di entrambi i genitori stranieri. Se la tendenza a una certa stabilizzazione dei numeri si registra già dal 2008, dal 2010 al 2011 i neonati sono 139 in meno, ossia in calo del 6,5%. Il motivo: lo stesso che spinge le coppie italiane a mettere al mondo meno figli, ossia la crisi e i timori per il futuro. Ma anche la separazione delle famiglie: molti padri, magari rimasti disoccupati, decidono di rimandare al proprio paese d’origine la propria famiglia in attesa di tempi migliori. «È il fenomeno dei rientri silenziosi», dice Franco Marcuzzo, dell’Anolf, «molti padri fanno rientrare in patria le moglie e i figli in attesa di tempi migliori». Ermanno Zuliani, di “Servire” aggiunge: «Tornare a casa crea molti problemi, soprattutto ai bambini che nascono in Italia e che magari non sanno nemmeno la lingua dei loro genitori». Molti lasciano anche la casa di proprietà. «Per cui hanno acceso dei mutui», racconta don Bruno Baratto della Caritas.

Nuove nazionalità emergenti. Nonostante il rallentamento e il calo dei neonati, la provincia rimane un piccolo laboratorio di multiculturalità. Sono ben 146 infatti le nazionalità presenti. Le più numerose sono ancora i romeni (il 18,8%), seguiti da marocchini (11,7%) e albanesi (10%). Tendono comunque a crescere le nazionalità di recente immigrazione e a calare quelle che per prime si sono stabilite a Treviso. All’aumento di romeni, cinesi, moldavi, ucraini e bengalesi, fa da contraltare la diminuzione dei marocchini, degli albanesi e dei macedoni.

Occupazione. È Veneto Lavoro ad aver curato lo studio per il rapporto. La crisi ha colpito in particolar modo nella seconda metà del 2011, con una diminuzione drastica delle nuove assunzioni che ha inciso soprattutto fra gli stranieri. Gli stranieri sono ancora impiegati in massima parte in settori come le costruzioni e l’agricoltura.

Laura Canzian

Argomenti:immigrazione

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