Rizzato a processo il 4 dicembre

È accusato di tentata estorsione con 3 emissari. «Sono estraneo»

L’imprenditore Elvio Rizzato, 71 anni, trevigiano, legale rappresentante della «Rizzato srl», e tre suoi «emissari» (Daniele Urso, 38 anni di Martellago, Marco Seriso, 40 anni di Mestre, e Alessandro Gotti, 52 anni di Trieste) sono stati rinviati a giudizio dal gup del tribunale di Udine. E’ la quarta volta, ormai, ma nei tre casi precedenti gli atti erano tornati al pm titolare del fascicolo per un problema di notifica, poi per un errore nel decreto che dispone il giudizio, la terza volta per vizio procedurale. Se non sorgeranno altri intoppi il 4 dicembre inizierà il processo davanti al collegio: i 4 dovranno rispondere di tentata estorsione ai danni dell’amministratore dell’Autofriulana srl, società dichiarata fallita dal tribunale di Udine.

Secondo l’accusa, formulata dal pm Marco Panzeri, pur sapendo che l’Autrofriulana era entrata in procedura concorsuale, nel marzo 2009 Rizzato avrebbe mandato i tre “incaricati” sul posto di lavoro dell’ex ad della società per convincerlo a consegnare 400 mila euro alla Rizzato spa, a fronte di un credito di 365 mila euro. Secondo gli inquirenti i tre si sarebbero recati sul posto con una Jaguar prestata da Rizzato e l’avrebbero intimorito rivolgendosi a una collega. «Se non paga entro stasera ci fermiamo qui. Tanto sappiamo dove abita», sarebbero frasi pronunciato, minacciando altrimenti di risolvere le cose alla loro maniera. A quel punto il friulano si sarebbe rivolto ai carabinieri di Latisana, facendo venire a galla la vicenda. Accuse e ricostruzione rigettate da Rizzato, come ha spiegato il legale di quest’ultimo, Stefano Pietrobon: «Rizzato si trova suo malgrado coinvolto nella vicenda per lo sconsiderato comportamento di alcuni soggetti con cui non ha nulla a che spartire: egli, d’altra parte, non aveva alcun motivo per porre in essere le condotte attribuitegli. L’iniziativa della Procura di Udine lo ha spiacevolmente sorpreso ma non turbato: dimostrerà agevolmente l’inconsistenza dell’accusa». (s.g.)

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