Mais, i topi divorano un’intera piantagione C’è la richiesta danni

ZERO BRANCO. Duemila metri quadrati di terreni seminati a mais sono stati devastati dai topi. È allarme nella zona del Montiron a Zero Branco, al confine con Rio San Martino (Scorzè). Sono ingenti i danni provocati da una particolare tipologia di piccoli roditori che vive vicino ai fossati e si accanisce particolarmente sui campi coltivati. Nei giorni scorsi, un agricoltore residente nel Veneziano, che ha i suoi campi in zona Montiron a Zero Branco, ha chiesto l'intervento degli uomini dell'Atc, l'Ambito territoriale di caccia numero 12. I suoi duemila metri quadrati di terreno che di recente aveva seminato a mais sono stati completamente ripuliti. In un primo tempo pensava alle nutrie, che tanti danni creano sia alle rive di fiumi e fossi che alle colture. Ma l'occhio esperto degli uomini dell'Atc 12 ha stabilito che sono stati i topi a devastare i campi dell'agricoltore. «Questi roditori portano via il seme di mais appena germogliato perché è molto ricco di sostanze zuccherine», spiega Giovanni Tozzato, presidente dell'Atc 12 che l'altro giorno è andato in sopralluogo al Montiron assieme ad un collega, «i topi sono in grado di intercettare la semina e di ripulire il campo non appena ci sono i germogli. Il terreno ora è completamente libero, il proprietario dovrà tornare a seminare con la seminatrice». Centinaia le piantine che sono state mangiate dai roditori che con tutta probabilità vivono nei fossati vicini. In corso di quantificazione il danno: l'agricoltore potrà presentare la richiesta di risarcimento alla Provincia non solo per le piantine che non ci sono più, ma anche per il mancato raccolto. «Ma le quote di risarcimento non sono più come una volta», spiegano gli addetti ai lavori, »Ora danno il 40, 50 per cento, e comunque si devono attendere anche due anni prima di avere qualcosa». Oltre ai topi e ai corvi che mangiano direttamente le sementi, l'altro nemico dei coltivatori di mais è la nutria, che attacca la canna della pianta quando è alta circa sessanta-settanta centimetri. Tranciando il gambo, il roditore è in grado di assumere sia le fibre che le sostanze zuccherine contenute nella pianta. Il problema dei danni provocati all'agricoltura dalle nutrie è particolarmente sentito nella zona del Parco del Sile, tra Quinto e Morgano, ma ultimamente anche a Fontane di Villorba lungo il corso della Piavesella.
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