Moriago: stop al prosecco nelle aree che non sono adatte
MORIAGO DELLA BATTAGLIA. Dopo lo stop all’uso indiscriminato di fitosanitari nei vigneti da parte dei 15 Comuni dell’area del Prosecco Docg, anche Moriago della Battaglia sposa le tesi ambientaliste per i suoi poderi di campagna. Con il mese di aprile, in concomitanza con l’inizio dei trattamenti per la nuova stagione, la giunta Tonello ha provveduto ad aggiornare il vecchio regolamento comunale di polizia rurale e gestione ambientale, raccogliendo in materia di pesticidi le indicazioni dei limitrofi Comuni Docg. Ribadendo, comunque, i paletti normativi alla piantumazione di nuovi vigneti. «Il vecchio regolamento andava benissimo», spiega il sindaco Giuseppe Tonello, «tanto che nel 2007 è servito per fermare l’avanzata dei vigneti nelle aree tutelate dei Palù. Un caso che ha fatto scuola. Ma serviva un aggiornamento, sul modello dello stralcio adottato dai 15 Comuni del prosecco Docg per l’uso dei fitofarmaci. Fermo restando la nostra contrarietà alla proliferazione di vigneti in zone non adatte».
Stop, quindi, agli impianti nelle aree tutelate, dunque, come appunto nel caso ricordato dei Palù, quando l’allora sindaco Pergentino Breda fece estirpare 15 mila barbatelle da un’area al confine con Col San Martino.
Il Comune di Moriago, tuttavia, non è solo. In prima linea sul fronte anti-vigneti e anti-pesticidi c’è sicuramente il confinante Comune di Sernaglia della Battaglia. Lo scorso anno, ottenuto il parere favorevole anche del Tribunale amministrativo regionale, la giunta Fregolent ha fatto rimuovere circa sette mila barbatelle di vite piantate su una area privata di quasi 28 mila metri quadrati a ridosso dell’area del fiume Piave, sito di interesse comunitario analogamente alle zone dei Palù bonificate dai monaci benedettini. E per la nuova stagione è già pronta una task force comunale per monitorare i trattamenti chimici sulle colture sernagliesi, dai vigneti alle piantagioni di patate. «Non si tratta di preservare solo il territorio», spiega Rudy Mazzero, assessore ad ambiente ed agricoltura, «ma anche la salute dei cittadini. Siamo di fronte a colture intensive, per non dire speculative, nelle quali si effettuano 15-20 trattamenti chimici stagionali, spesso al confine delle case e in barba alle norme sulle distanze di sicurezza. E questo nonostante le colture biologiche siano caldeggiate e sostenute dalla stessa Comunità europea».
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