Tre grate contaminate nel container radioattivo

SANTA LUCIA. Tre grate metalliche erano radioattive, in particolare una presentava valori più elevati di radio 226. Ieri mattina gli addetti dell'azienda milanese Campoverde, specializzata in bonifiche, hanno lavorato per l'intera mattinata alla ricerca del materiale contaminato arrivato a Santa Lucia da Dubai. Si è trattato di una contaminazione naturale (il radio 226 è l'isotopo dell'uranio più presente in natura). Le grate avevano delle incrostazioni, derivate forse da continui passaggi di acque o idrocarburi contaminati. Lì si era sedimentato il radio, a un livello massimo misurato dalle strumentazioni in un massimo di 10 microsievert. Livelli non pericolosi per la salute, ma che devono essere adeguatamente smaltiti perchè potenzialmente dannosi. Il container per due settimane è rimasto sigillato all'interno della Soligon Spa.
Ieri alle 8 è iniziata l'opera di bonifica, resa particolarmente difficile perchè il container conteneva quintali di materiale e non si poteva conoscere la fonte della contaminazione. Gli strumenti misuravano solo la concentrazione delle radiazioni. Così si è proceduto con l'esame pezzo per pezzo, utilizzando una gru per inclinare parzialmente il container e far uscire i rifiuti metallici. E' uscito di tutto: da cerchi d'auto di vecchie Mercedes a pezzi di cucina. L'area è stata delimitata.
Alle operazioni hanno partecipato i vigili del fuoco specializzati del nucleo Nbcr (Nucleare biologico chimico radiologico) e i tecnici dell'Arpav, oltre al personale della Soligon. E' stata una donna a coordinare i lavori, l'ingegner Simona Manenti esperta qualificata in radioprotezioni di secondo grado della società Campoverde di Milano. E' stata lei dopo due ore di esami a individuare la rete metallica, quella che le strumentazioni rilevavano come più contaminata da radio 226. Successivamente ne sono state estratte altre due, con valori meno consistenti di radiazioni. Le grate sono state collocate in bidoni sigillati e quindi dovranno essere smaltite da una ditta specializzata. «Si è trattato di una contaminazione naturale» ha spiegato l'ingegner Manenti. Su come sia avvenuta la contaminazione si possono solo fare ipotesi. Possibile che derivi una piattaforma dove si effettuavano trivellazioni, e quindi il passaggio di sostanze in quelle grate ha sedimentato nel corso del tempo il radio 226. Il materiale proviene dal Medio oriente, Dubai è un centro di raccolta internazionale dei rifiuti metallici. L'opera di messa in sicurezza si è chiusa positivamente dopo alcune ore. Ma non si spengono le polemiche. Soprattutto perchè la Soligon si è trovata «in casa» un container radioattivo non avendo nessuna colpa e dovendo anzi procedere con la bonifica. «Non è possibile che il container abbia passato i controlli alla frontiera di Venezia» afferma Alberto titolare della Soligon Spa. E' stato il sistema di monitoraggio radioattivo della ditta di Santa Lucia a bloccare il carico prima che fosse smaltito. La Soligon adesso potrebbe chiedere i danni per i disagi subiti non solo al proprio fornitore arabo da cui è stato inviato quel materiale, ma anche alle autorità che avrebbe dovuto effettuare i controlli al porto di Venezia.
Diego Bortolotto
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