Addio all’alpino scrittore Sfuggì all’inferno russo

Ponzano, è morto Ruggero Stolfo, 92 anni, autore de «La mia ritirata di Russia» Sulla sua gavetta, tornata in paese nel 1992, aveva inciso il nome della moglie

PONZANO. Chissà quale emozione aveva provato quando, dopo mezzo secolo, dalla Russia era arrivata la sua gavetta perduta nella ritirata, su cui aveva inciso il suo amore per la “morosa” che lo attendeva a Ponzano e il terrore di morire nell'inferno bianco della steppa. «Giuseppina tornerò», aveva scritto l'artigliere alpino Ruggero Stolfo, classe 1920. La Penna Nera, tra gli ultimi reduci di Russia, si è spenta nel pomeriggio di martedì al Ca' Foncello. Aveva 91 anni. Nel novembre 2006, a 86 anni, Stolfo aveva tirato fuori dal cassetto ciò che fino a quel momento aveva custodito gelosamente: il quadernetto su cui annotò esperienze, immagini, paure, racconti dal fronte della steppa. Ne era nato “La mia ritirata di Russia”, edito da Sismondi e curato dallo storico Sante Rossetto. Cento pagine in dialetto, con adattamento in italiano a pie’ di pagina, arricchito dalle foto dell'alpino e dalle cartoline inviate alla sua Giuseppina. «Non amava raccontare della guerra, solo negli ultimi anni ha dato voce ai suoi ricordi», racconta la figlia Raffaella. Eppure la vita di Stolfo potrebbe diventare la sceneggiatura di un film. Muratore, venne chiamato alle armi giovanissimo, nella primavera del 1940 con il battaglione Conegliano, Brigata Julia. Stolfo fu inviato al fronte albanese, poi in Grecia, dove combattè fino al 1941. Dopo un anno a Corinto, Stolfo venne inviato sul fronte russo. Ma nel dicembre 1942 le forze italo-tedesche furono travolte. Iniziò la ritirata. Stolfo percorse 700 chilometri a piedi per salvare la pelle. Nel lungo cammino perse la sua gavetta con la dedica a Giuseppina. Nella primavera 1943, dopo un viaggio rocambolesco, arrivò a Ponzano e le campane suonarono a festa per l'unico reduce di Russia del paese. Stolfo sposò la sua donna, nacquero Raffella ed Antonio, lavorò come muratore. Nel 1992, un piccolo miracolo. Una spedizione della rivista “Airone” trovò nel piccolo museo di Rossosch, nella Russia sudoccidentale, la gavetta con dedica. Il fotografo Daniele Pellegrini, intrigato da quel grido d'amore, iniziò una lunga ricerca sul proprietario del cimelio. Individuò Ruggero, si fece dare la gavetta dai russi e la riconsegnò al ponzanese. Tra i fondatori del gruppo alpino di Ponzano, Stolfo è stato pluridecorato con la croce di guerra e due medaglie d'oro per i suoi meriti. «Ma dallo Stato», è il rammarico della figlia, «nemmeno due lire di riconoscimento”. Solo nelle prossime ore saranno fissati i funerali che saranno celebrati a Ponzano.

Rubina Bon

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