Il portavoce di Barcon Viva nel mirino
VEDELAGO
Sale la tensione a Barcon. Dopo l’attacco al presidente del Credito Trevigiano - «ricollegabile al mio impegno in prima persona contro il polo agroindustriale previsto sulla campagna a nord di via Terza Armata» – e i sospetti di infiltrazioni di criminalità organizzata sulla stessa operazione espressi da Laura Puppato, t
occa a Ermes Dondoni denunciare pressioni. Il portavoce del comitato Barcon Viva preferisce tenere un profilo basso, ma di quanto gli sta succedendo ha già informato le forze dell’ordine. «Minacce? Non proprio – ammette – Certo, ci si può aspettare di tutto e non posso negare che qualche pressione c’è». Non esplicita, ma chi gli è vicino racconta di uno strano episodio accadutogli nelle scorse settimane. Parla di una telefonata ricevuta da una segreteria milanese che gli fissava un appuntamento con una persona interessata alla sua attività di presidente degli Amici della Musica di Vedelago. Una persona che avrebbe voluto incontrare Dondoni per fargli una proposta. Appuntamento praticamente al buio in paese: solo un luogo, un’ora ma nessun nome. Dondoni ha informato i carabinieri e si è presentato con loro all’ora stabilita. Ma nessuno si è fatto vedere. Solo una coincidenza o effettivamente una vicenda legata al suo impegno nella battaglia contro il progetto del maxi macello con cartiera e farmer market di Barcon? Il portavoce del comitato glissa. Ma le forze dell’ordine indagano. Dondoni preferisce riferire di tentativi di screditare la sua figura di presidente degli Amici della Musica. Un incarico che qualcuno sta cercando di togliergli ritenendolo scomodo. «La temperatura sta salendo a Barcon – ammette Dondoni – Ce ne stiamo accorgendo. Davanti e dietro a una speculazione di tale portata ci può essere di tutto. Sono rimasti in 5 contro tutti». I cinque che sostengono il progetto sono «i promotori Colomberotto e Rotocart, il sindaco Paolo Quaggiotto, il governatore Luca Zaia e il presidente della Provincia, Leonardo Muraro». «Sull’opposta barricata– continua Dondoni – c’è tutta la gente comune. Tantissimi giovani mi stanno avvicinando per esprimere la loro contrarietà all’operazione. Hanno a cuore la loro terra». Ieri sera l’assemblea pubblica convocata dal comitato spontaneo di Dondoni. Sul fronte del Credito Trevigiano continuano le attestazioni di solidarietà al presidente Nicola Di Santo dopo l’attacco sferratogli dalla Fiba Cisl e da «Il Giornale» che dalle sue colonne ha messo in discussione la solidità dell’istituto bancario. Una cinquantina di dipendenti ha firmato una lettera in difesa dell’operato di Di Santo. Ma la guerra è anche interna al Credito Trevigiano. Una guerra tra sigle sindacali: da un lato la Cgil dall’altro la Fiba Cisl. Reciproche le accuse. La Fiba Cisl precisa di condividere la battaglia di Di Santo di «sottrarre un’intera area a chi vorrebbe depauperare il territorio con una logica di vera rapina ambientale». Scinde il fronte Barcon da quello della situazione del Credito Trevigiano. E su questo versante chiede a Di Santo di «mostrare i libri contabili» per certificare la solidità della sua banca.
Riproduzione riservata © Tribuna di Treviso








