Canova, il conto sale: 5 milioni in più

Cinque milioni, euro più euro meno.
A tanto ammonta il conto »straordinario» per il cantiere dell’aeroporto Canova. La scoperta della vecchia pista e la necessità di nuovi e ulteriori scavi per bonificare l’area interessata dall’ammodernamento del manto, lo stop dovuto ai test e ai carotaggi per avere certezze sulle dimensioni del vecchio manufatto, e non ultimo lo stop imposto dal contenzioso amministrativo davanti al Tar hanno fatto sì che i costui del cantiere salissero a dismisura.
La somma, a meno di sorprese, sarà a carico di Save, con una quota parte di Enac. In questo caso i ritardi non sono imputabili alla cordata di imprese vincitrice del maxi appalto, e dunque non entrano in gioco penali, nè posso essere avviate azioni legali. In questo senso, ci sarebbero stati incontri ai massimi livelli - fra Save, Aertre, il comune e rappresentanti della cordata – che hanno appunto ribadito come. Casomai viene ancora da chiedersi come sia stato possibile l dimenticare il vecchio manufatto del 1939, noto a tutti gli addetti ai lavori, e oggetto persino di ampia pubblicistica storica e dell’aviazione civile e militare trevigiana.
L’importo aggiuntivo, per quanto rilevante, viene considerato alla fine un dazio da pagare per ottenere i due traguardi prioritari che Save e Aertre si sono prefissati per il «Canova»: l’ammodernamento con il conseguente salto di categoria e la concessione quarantennale per lo scalo.
Adesso tutti attendono il fatidico 5 dicembre. In quel giorno l’aeroporto «Canova», ultimati i lavori, dovrebbe venir riaperto al pubblico. Promosso di categoria, in grado di movimentare i voli anche in condizioni di scarsa visibilità, uno dei fattori che sino a maggio aveva condizionato pesantemente l’attività dello scalo nei giorni di nebbia, con dirottamenti forzati dei velivoli negli altri scali vicini, o con cancellazioni in sequenza e , causando gravissimi disagi ai passeggeri. Una data attesa della città e in particolare dagli addetti del settore dagli operatori del turismo. Una filiera che parte dai taxi e dal trasporto pubblico in aeroporto e termina negli hotel, nei ristoranti e nelle attività commerciali del centro storico. Non a caso, quando il comitato aveva vinto il primo round davanti al Tar, bloccando i lavori del maxicantiere, in molti erano insorti, non solo istituzioni, sindacati e società aeroportuale.
«La chiusura dell’aeroporto mi ha recato danni incalcolabili - diceva ancora ieri un operatore qualificato del settore in città – questi 5 mesi di stop hanno di fatto condizionato tutto il nostro 2011. La speranza è che adesso non ci siano più problemi e che l’aeroporto possa attirare ancora più turisti, per compensare i flussi perduti in cinque mesi»
Lo scorso anno, al «Canova» erano transitati 2 milioni di passeggeri. In pochi anni, lo scalo di San Giuseppe ha visto quasi raddoppiare gli utenti, grazie al successo dei voli low cost. Di fatto Treviso, polo primario di RyanAir (ma non solo), è uno degli scali italiani che più è cresciuto negli ultimi anni. A parte il 2011, in cui è ancora costretto a una sorta di «pit stop».
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