Quanto costa bere un caffè in Veneto: ecco la mappa provincia per provincia

L’espresso vola a 1,44 euro tra le Dolomiti, a Verona 1,25. In tutte le province aumenti tra il 15 e il 20 per cento rispetto a cinque anni fa. Sono incrementate le spese per la materia prima e i costi per i trasporti

Federico Murzio
L'analisi sul caro caffè in Veneto

Ma quanto è pesante un caffè? Per il portafoglio dei bellunesi lo è più di altri. E così anche un espresso al bar, in piedi, al banco, diventa ragione di distinguo. Perché a Verona, all’opposto, si paga la tazzina meno cara del Veneto.

I prezzi

Il costo di una tazzina di caffè è una delle spie dell’inflazione. E negli ultimi cinque anni in tutto il Paese, ma soprattutto a Nord e a Nord Est, questa spia è rimasta perennemente accesa. Una premessa è necessaria. In questa ricognizione si parla del costo medio di un espresso al bar servito al bancone.

Nell’ultimo quinquennio in tutti i capoluoghi del Veneto hanno registrato forti percentuali di incremento ma, in termini assoluti, è a Belluno che l’aumento è stato più intenso. Nel 2021 il costo si attestava a 1,14 euro; nel 2022 a 1,18; nel 2023 a 1,2; nel 2024 a 1,3; nel 2025 a 1,4. Nei primi sette mesi del 2026 il costo ha raggiunto 1,44 euro.

Le ragioni

Quali sono gli elementi che contribuiscono a comporre il costo di una tazzina di caffé? Le variabili non sono poche. A cominciare dalla materia prima, che risente degli scarsi raccolti nei Paesi produttori a causa della siccità e dei cambiamenti climatici. Ad oggi, ancora una volta si parla di valutazioni mediane, il prezzo di un chilogrammo di caffé in grani per i bar e i ristoranti varia dai 16 ai 28 euro a seconda si tratti di qualità Arabica o Robusta.

Poi, naturalmente, sul costo finale incidono le spese vive del bar o in genere dell’esercizio commerciale: personale, elettricità, pulizia, costo degli strumenti. E incidono anche quelle piccole “coccole” ai clienti che i locali hanno cominciato a servire: il cioccolatino con il caffè, il bicchiere d’acqua frizzante o naturale, il biscottino.

Ma prima di arrivare a questi costi c’è un’altra variabile: il trasporto. E così, come per molti altri beni di consumo, Belluno e il Bellunese soffrono più di altri a causa della conformazione e dispersione territoriale. Il rifornimento avviene infatti su gomma. E camion e furgoni sono ancora ampiamente alimentati a diesel e benzina. Così va da sé che anche la guerra sullo stretto di Hormuz abbia contribuito.

Il confronto

L’altro caffè mediamente più costoso, sempre servito al bancone, si beve a Padova a Treviso. Ad oggi, a Padova, si attesta a 1,40 euro, nel 2021 era a 1,16 euro. A Treviso, nel 2021, era un euro. L’espresso è servito caro anche a Rovigo con un prezzo medio di 1,38 euro. Cinque anni fa costava 1,12 euro.

Nella classifica dei rincari significativi entra anche Vicenza con 1,37 euro che segna un incremento medio di venti centesimi rispetto ai 1,10 del 2021. Di seguito c’è Venezia: 1,36 a tazzina. Nel 2021 il prezzo si fermava a 1,08. Ecco allora infine Verona, che da 1,06 euro del 2021 è passata a 1,25 euro in questi primi otto mesi del 2026.

Non solo. Le differenze tra il costo del caffè tra nord e sud del Paese nel corso si sono un po’ assottigliate. A fotografare la situazione a livello provinciale Belluno è quarta nel Paese per costo medio della tazzina, Padova è la nona, Treviso è l’undicesima, Rovigo la quattordicesima, Vicenza la quindicesima, Venezia la diciottesima, Verona la trentanovesima.

Le curiosità arrivano da quelle città che vantano una solida cultura della tazzina di caffè. Prendiamo Napoli. Ad oggi il prezzo medio di un espresso si attesta mediamente a 1,24 euro. Intendiamoci: aumenti si sono registrati anche nella città partenopea. Nel 2021 un caffè costava mediamente 90 centesimi. Ma questo è uno dei casi in cui l’area geografica e il costo della vita incidono di più.

Le variabili

I dati giungono dall’Osservaprezzi del ministero delle Imprese e del Made in Italy.

Va detto che questi stessi dati tracciano la cornice di costi per un espresso che possono, e spesso lo sono, più alti. Anche in questo caso le variabili sono molte. La più particolare di queste affonda le radici nel fatto che la cultura per il caffè è aumentata. Il che significa che anche la qualità, in tema di materia prima, costa più oggi del passato.

Il prezzo alla tazzina, si parla sempre di espresso, aumenta se il servizio è al tavolo, se è consumato nel plateatico, se lo si consuma in un locale storico o meno, se in centro storico o meno. E conta anche la città nel quale lo si consuma. Venezia, per esempio, fa storia a sé, e oggi i prezzi fanno media con quelli dell’area metropolitana genericamente più bassi. Su tutto, poi, incide naturalmente l’inflazione.

Insomma, il rito (o la necessità, a seconda dei punti di vista), del caffè mattutino al bar, o delle pause caffè, o dell’abitudine del caffè, rischia di diventare un lusso. E si parla di costo per il portafoglio, non per la salute. Così mai come negli ultimi cinque anni il passaggio da «Ah, che bell’ o cafè» a «Ah, che caro o cafè» è stato breve.

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