Fregona e Sarmede, prove di fusione. Il nuovo nome: Prealpi o Cansiglio

I due paesi, insieme, supererebbero ampiamente i 5 mila abitanti. Più difficile coinvolgere Cappella Maggiore. L’esperto: «Accordi inevitabili con risorse sempre più scarse». Chi ha già provato (Pieve del Grappa): «Ora municipio aperto sette giorni su sette»

Francesco Dal Mas, Lorenza Raffaello
I sindaci Larry Pizzol (Sarmede) e Giacomo De Luca (Fregona) davanti alla sede municipale del Comune di Fregona

“Prealpi”. “Cansiglio”. Con uno di questi due nomi potrebbe chiamarsi il nuovo Comune che potrebbe nascere tra Fregona e Sarmede. I sindaci Giacomo De Luca (Fregona) e Larry Pizzol (Sarmede) sono così convinti della sua necessità, anzi dell’urgenza che già immaginano come potrebbe chiamarsi. Un nome del tutto nuovo, anziché l’abbinamento dei due storici.

L’iter

«Un nome identificativo del particolare territorio che ci ha dato storia ma che ci garantisce anche un futuro originale», spiegano i due sindaci. Il Cansiglio come luogo della sostenibilità ambientale e sociale.

Passi formali i due sindaci non li hanno ancora compiuti. Prima vorrebbero capire se ci sta anche Cappella Maggiore. «Saremmo pronti, ovviamente, a condividere anche un terzo nome». Ma sarebbero interessati a coinvolgere Cordignano, ancorché il sindaco Roberto Campagna non nasconda i rapporti privilegiati con Orsago.

«Intanto, dunque, potremmo andare avanti noi, tenendo aperta la porta ad ulteriori aggregazioni, perché – spiegano i due primi cittadini di Fregona e Sarmede – l’ottimale sarebbe raggiungere e magari anche superare quota 10 mila abitanti».

Gli abitanti

Fregona si mantiene, da qualche anno, tra i 2.700 ed i 2.800 abitanti. L’anno appena trascorso ne contava 2.762, addirittura 20 in più del 2024. L’età media è di 50 anni; si è alzata di 4 punti percentuali in un anno. I bambini e ragazzi sotto i 14 anni sono 256. Si estende su poco più di 43 kmq ed ha una densità di neppure 64 residente a 2 chilometri. Ha 16 frazioni, comprese le località Vallorch e Le Rotte, in Cansiglio. Il Monte Pizzoc fa parte del suo territorio.

Sarmede è leggermente più grande, ha chiuso il 2025 con 2.974 abitanti, una manciata in più dell’anno precedente. L’età media è di 48 anni. «Non abbiamo numeri significativi di nascite, però – afferma il sindaco – ci sono famiglia che vengono a risiedere nel nostro territorio, trovandolo molto accogliente».

Sono 301 i bambini ed i ragazzi sotto i 14 anni. La superficie è di 18 kmq, la densità di 164 abitanti a km. Due le frazioni, Montaner e Rugolo, ma i borghi sono ben 16. Insieme i due Comuni non raggiungerebbero neppure i 6 mila abitanti.

«Ottimale», ravvisano i due sindaci, sarebbe la fusione con Cappella Maggiore che ha chiuso il 2025 con 4.611 abitanti, in diminuzione di di 18 unità rispetto all’anno precedente, ma l’età media è di 47,8 anni ed i bambini e i ragazzi sotto i 14 anni sono 562.

I tre Comuni insieme raggiungerebbero, quindi, l’ottimale dimensione di oltre 10 mila abitanti.

Il sindaco di Cappella Maggiore Maria Rosa Barazza ammette che il percorso di fusione «è lungo e complesso», mentre occorre da subito associare le funzioni, come il suo Comune ha fatto con Colle Umberto per la polizia municipale. Per Pizzol e De Luca è inevitabile, invece, la fusione, anche se – sottolinea il primo cittadino di Sarmede – non può essere calata dall’altro; è un percorso che deve maturare attraverso la partecipazione della gente.

«Esito scontato»

De Luca evidenzia, dal canto suo, che nel caso dei due Comuni della pedemontana del Cansiglio l’aggregazione sarà un «esito scontato» per la comune appartenenza alla Unione Montana, le cui politiche verranno rafforzate dalla nuova legge sulla montagna (con incentivi per personale sanitario e docente, ma anche per l’insediamento dei giovani, magari con attività al seguito).

Non solo, i due Comuni beneficiano insieme delle risorse del Fondo di confine col Friuli.

«Oggi manchiamo di personale e, in quanto piccoli siamo poco attrattivi - osserva De Luca -. Se osserviamo i vicini Comuni dell'Alpago che si sno fusi in 3 su cinque, constatiamo che il nuovo comune di Alpago ha ricevuto risorse tali che oggi ha una dinamicità invidiabile».

Quella è dunque la strada da percorrere, con Fregona e Sarmede a fare da apripista.Il resto si vedrà. Al momento pare più difficile coinvolgere Cappella Maggiore, Cordignano, Colle Umberto, Orsago e lo stesso Comune di Vittorio Veneto, che pure aveva manifestato un certo interessamento con il sindaco Mirella Balliana, ma che difficilmente rinuncerebbe a un nome storico come quello della Città della Vittoria.

Cosa pensa l’esperto: «Accordi inevitabili per le risorse»

«Decisamente meglio le fusioni di Comuni che le semplici convenzioni, consorzi o associazioni di servizi. Anche se questi possono essere un primo passo verso il Comune unico». È la convinzione di Carlo Rapicavoli, avvocato e direttore generale dell’Anci, che invita i sindaci a rompere ogni indugio rispetto all’opportunità di andare oltre il campanile, senza limitarsi a condividere la gestione di alcuni servizi, come ad esempio la polizia locale, puntando alla fusione fra più Comuni in modo da poter contare anche sui sostanziosi contributi da parte del Governo e della Regione.

Carlo Rapicavoli
Carlo Rapicavoli

«L’importante – aggiunge – è coinvolgere subito la popolazione, che ben capirà come nelle condizioni date sia impraticabile difendere i campanili».

A Fregona e Sarmede la riflessione sulla possibile fusione è partita dai sindaci.

«Vedo con favore queste iniziative che partono dal basso, cioè l’iniziativa degli stessi sindaci che si muovono autonomamente senza obblighi normativi per sondare la possibilità di arrivare a delle fusioni. Le difficoltà dei piccoli Comuni, d’altra parte, sono ormai sono arcinote: c’è una grande difficoltà a gestire i servizi, a reperire personale, quindi bisogna cercare di mettersi insieme per migliorare la situazione».

Però in provincia di Treviso c’è riuscito ultimamente solo Pieve del Grappa, nato da Crespano e Paderno. Come mai?

«In Veneto abbiamo 560 Comuni che adesso diventeranno 559 dopo la recente fusione nel Vicentino. Ben 182 hanno solo fino a 3.000 abitanti e 291 sono al di sotto dei 5.000. Questo ci dà un'idea di quanta polverizzazione ci sia nei nostri Comuni. La Regione con il nuovo piano di riordino ha posto come obiettivo quello di raggiungere il numero di 500 Comuni, 59 meno di adesso. Percorso da favorire anche con incentivi economici, con il sostegno agli studi che sono alla base delle fusioni questo percorso. Iniziative come quelle di Fregona e Sarmede bisogna sostenerle, andando a vedere quali sono i pro e i contro di questa scelta, e occorre coinvolgere i cittadini, tanto più che poi è previsto anche il referendum consultivo della popolazione».

Meglio la fusione, dunque, della convenzione per la gestione associata di alcune funzioni?

«Decisamente sì, anche se prima di sposarsi ci si fidanza. Quindi si può prima anche sperimentare, come in molti casi avviene, una gestione associata di una serie di funzioni. In questo caso, però, mancano gli incentivi economici che sono anche significativi, la strada finale e migliore è sempre quella della fusione. Sicuramente, però, questa non va imposta per legge».

Qual è l’errore assolutamente da evitare?

«Bisogna partire dal basso, quindi dalla scelta dei territori con un percorso di studio, ed è un processo che non è affatto semplice. Bisogna mettere insieme altre amministrazioni, che magari sono diverse. Occorre un’informazione che sia diffusa, con il coinvolgimento pieno dei cittadini sin dall'inizio del percorso, in modo tale che questo sia davvero partecipato in tutte le sue fasi. In modo da portare poi a una scelta consapevole, ad una transizione condivisa, senza conflitti o divisioni».

Ma che cosa bisogna mettere in campo? Non basta, immaginiamo, qualche riunione, magari solo di borgo...

«È necessario infatti un percorso che preveda uno studio socio-economico, una analisi di omogeneità territoriale, di uniformità dei servizi, perché la denatalità ci porta a chiudere le scuole, gli impianti sportivi, le palestre, i servizi di trasporto, tutto quello che ne consegue. Se si arriva a individuare quali sono i vantaggi e le opportunità della fusione, poi si coinvolgono anche i cittadini, si informano sul fatto che questo percorso deve avere necessariamente dei tempi non brevissimi, ma medi, di coinvolgimento, per arrivare a una transizione condivisa, senza conflitti».

La soglia ottimale sono i 10 mila abitanti? Quindi, nel nostro caso, Sarmede e Fregona insieme a Cordignano o quanto meno a Cappella Maggiore?

«In linea di massima direi di sì. I nuclei di 10 mila abitanti potrebbero essere un'indicazione di massima come obiettivo da raggiungere. Anche se non si rinuncia nemmeno ai due o tre piccoli Comuni che si mettono insieme, è già un fatto positivo. Fregona e Sarmede insieme sono importanti perché è importante cominciare. E se ci sono sindaci disponibili a lasciare la poltrona, tanto di meglio; le prime difficoltà possono ritenersi superate. Il percorso è avviato e va certamente apprezzato».

Fregona e Sarmede, tramite i loro sindaci, sono intenzionati a fare sul serio, tanto che il primo cittadino Giacomo De Luca ha espresso persino la sua disponibilità a rinunciare all’incarico, nell’ambito di questa operazione, che ha come modello l’Alpago bellunese. Ora si tratta di convincere i residenti dei vantaggi che sarebbero portati dalla fusione. In questo progetto c’è il tentativo di coinvolgere anche Cordignano, Cappella Maggiore, Colle Umberto, Orsago e altri. Intanto ci sono i due apripista.

Pieve del Grappa, la sindaca: «Qui municipio aperto 7 giorni su 7»

Oggi Paderno e Crespano sono due frazioni dello stesso Comune, Pieve del Grappa, ma ancor prima sono l’emblema di una procedura amministrativa perfettamente riuscita, tanto che la sindaca fautrice della fusione, Annalisa Rampin, fatica ad arrivare a elencare tre punti critici.

La sindaca Annalisa Rampin
La sindaca Annalisa Rampin

La fusione era già nell’aria prima del 2019. In che modo?

«Avevamo sviluppato delle convenzioni particolari per la gestione degli uffici: avevamo dislocato nei quattro Municipi (Borso del Grappa, Crespano, Castelcucco e Paderno), i dipendenti per ogni area amministrativa. Un esperimento che ha funzionato bene e che ha permesso di pensare alla fusione. Poi Paderno e Crespano avevano anche la fortuna di condividere la scuola media, in più abbiamo condotto uno studio sociologico da cui è emerso che tantissime persone di Crespano sposavano qualcuno di Paderno, quindi voleva dire che le relazioni tra le due comunità esistevano. E quindi noi abbiamo fatto abbiamo gettato il cuore oltre l’ostacolo e abbiamo concretizzato la cosa».

Ora che sono passati un po’ di anni quale è il bilancio?

«Sicuramente positivo, i cittadini si sentono parte di una comunità unica, anche se l’appartenenza alle frazioni è molto sentita».

Tre punti positivi?

«Il primo è quello di aver potuto ottimizzare le risorse e di essere riusciti ad avvicinarsi al punto che consente di ottimizzare le risorse richieste. Siamo piccolini ma siamo comunque diventati attrattivi per i dipendenti, poi sono rimaste le convenzioni con Borso e con Castelcucco. Quindi possiamo garantire servizi di alto livello, noi abbiamo il Comune aperto 7 giorni su 7, servizi domiciliari, pasti caldi sempre assicurati riusciamo a dare una serie di servizi proprio perché riusciamo a specializzare gli uffici. Siamo riusciti a ridurre al minimo tutte le tassazioni, abbiamo ridotto anche tutte quelle che sono le varie tasse che vengono pagate, gli oneri di urbanizzazione, le tasse cimiteriali, abbiamo applicato la tassazione inferiore per ogni servizio, applicando le condizioni migliori e in più possiamo contare sul contributo straordinario di 980 mila euro all’anno per 15 anni, sono tutti soldi che ritornano nelle tasche dei cittadini per migliorare i luoghi in cui vivono».

Elementi di criticità?

«Lo zoccolo duro è rimasto tale. Sento ancora qualcuno che dice: non è cambiato niente. Nella realtà i miglioramenti ci sono stati. Altra nota negativa è che siamo comunque piccolini: sarebbe stato bello che fosse stato un operatore di tutta la Pedemontana, questo in futuro deve essere il passaggio obbligatorio».

Che consigli darebbe a chi è in procinto di fondersi?

«Il primo è quello di coinvolgere la popolazione per spiegare che i vantaggi non sono solo economici. Il secondo è di procedere se esistono veramente dei legami forti tra le comunità e salvaguardare i nomi dei Comuni, ho trovato un nome che fosse percepito da tutti come neutrale, però ci sono le località Crespano, Fietta e Paderno. Quando uno arriva vede i cartelli che c’erano prima. Dopo tutto io sono di Crespano, il vicesindaco è di Fietta, l’assessore di Paderno. Siamo uniti ma manteniamo la nostra identità». —

 

 

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