Tfr, «no» ai fondi per due lavoratori su tre
Rilevazioni di Unindustria su un campione di trentamila soggetti in 736 imprese della Marca: aderisce alla previdenza complementare il 31%. Oltre il 67% dei dipendenti ha scelto di lasciare la liquidazione in azienda
Due lavoratori su tre lasciano il Tfr in azienda e non aderiscono ai fondi pensione. E' il risultato di un'indagine di Unindustria Treviso su un campione di oltre trentamila dipendenti di 736 imprese della Marca. La diffideza verso la previdenza integrativa è maggiore nelle imprese sotto i 50 dipendenti: in provincia di Treviso, l'86% dei lavoratori delle piccole aziende ha deciso di lasciare la propria liquidazione nella cassaforte del datore di lavoro, contro una percentuale del 56% nelle aziende più grandi. Chi sceglie i fondi per il 50% si orienta verso quelli nazionali, per il 33% su quello regionale.
Pochissimi, invece, i lavoratori che rientrano nel meccanismo del silenzio assenso: poco più dell'uno per cento dei lavoratori trevigiani non ha manifestato alcuna scelta.
All'indagine hanno contribuito 736 imprese, sia manifatturiere che dei servizi, per complessivi 30.835 dipendenti; 571 le imprese hanno meno di 50 dipendenti per un totale di 11.465 addetti, 165 quelle che superano questa soglia con 19.370 dipendenti. Il “flop” della previdenza complementare nella Marca, insomma, assume contorni ancora più netti rispetto alle previsioni che stimavano fra il 50% e il 60% la fetta di lavoratori che ha deciso di lasciare il Tfr sotto il materasso virtuale del datore di lavoro. La diffidenza verso i fondi, nella Marca, è più netta rispetto la media nazionale: secondo un sondaggio Ipr-Il Sole 24 Ore, in Italia il 61% dei dipendenti ha detto “no” ai fondi. «Molti lavoratori - dice Luciano Miotto, vicepresidente di Unindustria - potrebbero voler disporre dei soldi del Tfr ogni volta che cambiano lavoro, senza dovere attendere la conclusione della propria vita attiva come invece avviene con la previdenza complementare. Ci può essere, poi, una scarsa propensione verso le diverse forme di pensione integrativa. Infine, può essere letto come un rinvio della scelta visto che, comunque, alla previdenza complementare ci si può iscrivere anche dopo il 30 giugno».
A lasciare il Tfr in azienda sono soprattutto i lavoratori delle imprese sotto i 50 dipendenti, soglia oltre la quale la liquidazione viene trasferita in un fondo custodito dall'Inps: probabilmente questa prospettiva spaventa e non dà le stesse garanzie “psicologiche”. Lasciare i soldi al paròn è un conto, evidentemente, darli all'Inps un altro.
Nella Marca hanno invece aderito alla previdenza complementare il 31,6% dei dipendenti (9.723 lavoratori del campione), dato simile a quello nazionale (30%). In provincia solo 1,3% del campione di Unindustria (431 lavoratori) non ha espresso alcuna scelta, rientrando così nel silenzio-assenso. Fra quanti hanno destinato il Tfr ai fondi previdenziali, il 50,7% ne ha scelto uno negoziale nazionale, il 33,3% il fondo regionale, mentre il 16% le altre forme previdenziali integrative.
Argomenti:lavoro
Riproduzione riservata © Tribuna di Treviso
Leggi anche
Video








