Confindustria Belluno Dolomiti sulla crisi di Hydro e Dolomite: «Bisogna tutelare il lavoro, investire nella competitività»

L’associazione ribadisce «il massimo impegno affinché ogni criticità possa trasformarsi in un’opportunità di rilancio»

Lorraine Berton
Lorraine Berton

Confindustria Belluno Dolomiti in una nota di oggi, sabato 29 novembre, dice di  «seguire con attenzione le recenti situazioni aziendali che stanno interessando il tessuto produttivo provinciale», ossia l’annunciata chiusura della Hydro a Feltre e la crisi di Ceramica Dolomite. «Pur non entrando nel merito delle singole vertenze, l’associazione ribadisce il massimo impegno affinché ogni criticità possa trasformarsi in  un’opportunità di rilancio, nel rispetto del lavoro, della continuità produttiva e delle competenze sviluppate nel tempo».

«La nostra priorità è garantire un contesto favorevole allo sviluppo e alla stabilità occupazionale. Ma per comprendere davvero le difficoltà attuali, è necessario partire dai dati, non dalle percezioni», afferma la presidente di Confindustria Belluno Dolomiti, Lorraine Berton.Il recente Rapporto “Manifattura in trasformazione: rimarrà ancora competitiva?” realizzato dal Centro Studi Confindustria, conferma il ruolo centrale del settore industriale in Italia: la manifattura rappresenta il 15% del PIL (il 30% considerando l’indotto), realizza oltre il 95% dell’export nazionale e più del 50% degli investimenti privati in ricerca e sviluppo». Tuttavia, lo stesso rapporto evidenzia le criticità che da tempo vengono denunciate dal sistema confindustriale: «Costi energetici strutturalmente superiori alla media europea, acuiti durante lo shock 2022-2023; eccessiva burocrazia e instabilità normativa, che ostacolano programmazione e investimenti; una giustizia civile inefficiente, che compromette la certezza del diritto; una produttività frenata da vincoli esterni e inefficienze istituzionali». «Per un territorio di montagna come il nostro, tutto ciò si amplifica. Le imprese bellunesi affrontano quotidianamente sfide logistiche, demografiche ed energetiche maggiori rispetto ad altre aree del Paese. A ciò si aggiunge spesso un clima culturale non favorevole all’iniziativa imprenditoriale, con interpretazioni delle normative – ambientali e procedurali – più restrittive rispetto ad altri territori, anche limitrofi», prosegue Berton. «La competitività non può prescindere da un quadro regolatorio stabile, efficiente, equilibrato e omogeneo, in grado di ridurre l’incertezza e stimolare gli investimenti. Lo dice con chiarezza anche il rapporto del Centro Studi Confindustria: servono fiducia, proporzionalità e collaborazione tra tutti i livelli istituzionali. Le imprese bellunesi stanno dimostrando resilienza: investono, innovano, esportano, creano valore aggiunto e buona occupazione. Ma chiedono, con forza e responsabilità, un contesto competitivo equo, che consenta loro di operare ad armi pari con il resto del Veneto, dell’Italia e d’Europa. Confindustria Belluno Dolomiti resta a disposizione delle istituzioni, a tutti i livelli, per sostenere politiche che mettano al centro lo sviluppo sostenibile, la crescita industriale e l’occupazione. La manifattura è – e resta – il motore più affidabile della crescita. E Belluno non può permettersi di spegnerlo».

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