Pordenone, muore a 25 anni intossicato dal monossido
Tre giovani afghani sono stati soccorsi nel pomeriggio di sabato 29 novembre 2025 in via Barcis, a Pordenone: avevano fatto da poco richiesta di protezione internazionale ed erano entrati in una casa abbandonata in cerca di riparo: qui uno ha trovato la morte, un altro è stato recuperato in gravi condizioni. Due sorelle intossicate a Fontanafredda

Un materasso di fortuna, un braciere acceso per scaldarsi di sera e la speranza che arrivino giorni migliori grazie alla richiesta di protezione internazionale.
Non c'è stato un domani per Shirzai Farhdullah, di origine afghana, trovato morto in un'abitazione abbandonata in via Barcis.
Aveva 25 anni. Ad ucciderlo è stato quasi certamente il monossido di carbonio: il killer silenzioso ha cercato di portarsi via anche le vite di due connazionali che con lui condividevano quel giaciglio di fortuna.
Uno è ricoverato in gravi condizioni, l'altro ha riportato conseguenze meno serie ma entrambi sono stati affidati alla camera iperbarica di Trieste.
Sono circa le 14 quando i soccorsi vengono chiamati a Comina, nei dintorni dell'ex Villaggio del fanciullo, oggi Fondazione Opera Sacra Famiglia: la struttura è totalmente estranea alla vicenda, ma è a loro che viene rivolta la prima richiesta di aiuto, vista la vicinanza tra le due proprietà. La casa dove i tre richiedenti asilo avevano cercato riparo, infatti, si trova tra via Barcis e le strutture della Fondazione, immersa nel verde e seminascosta alla vista anche grazie al fatto che è, di fatto, sotto il livello del suolo.
Una costruzione anni '70, accessibile tramite un percorso in leggera discesa, in disuso da anni. Per quei giovani migranti, però, era il rifugio perfetto. Invisibile e silenziosa, come loro.
Nessuno, fino al primo pomeriggio di ieri, sapeva che al suo interno da alcune ore tre ragazzi di 25, 26 e 28 anni lottavano per la vita. Uno di loro non è destinato a vincere la battaglia. Quando i soccorritori sono arrivati – i sanitari del 118 con ambulanze e auto mediche, i vigili del fuoco, i carabinieri del Norm di Pordenone – hanno trovato due persone fuori dall'abitazione, su un materasso. Sono afghani, come la vittima, e pochi giorni fa si erano presentati in questura per la richiesta di protezione internazionale. Il più anziano dei tre, 29 anni, è incosciente.
Si trova già all'esterno insieme al 26enne, l'unico in grado di spiegare sommariamente cosa sia successo. Il freddo, il braciere acceso, il tentativo di scaldarsi usando quel che capita, forse anche plastica. All'interno c'è il più giovane del gruppo.
Shirzai Farhdullah, 25 anni, sembra già senza vita quando arrivano i soccorritori, che nel giro di pochi minuti si fanno un'idea ben precisa di cosa possa averlo ucciso. Il monossido di carbonio, il gas letale sprigionato dalla combustione in ambienti chiusi. Incolore, inodore, insapore. Provoca nausea, mal di testa, debolezza. Toglie la vita. Sarà l'ispezione cadaverica a confermare quella che, al momento, è l'ipotesi più accreditata.
Se così fosse si tratterebbe di una morte accidentale. Il lavoro d'indagine dei carabinieri, le cui analisi scientifiche saranno utili a ricostruire l'accaduto, non si ferma qui: fondamentale, infatti, capire cosa sia successo nelle ore precedenti al dramma. Mentre la salma del giovane afghano è stata affidata ai servizi funebri, i due feriti sono stati trasferiti a Trieste, dove grazie alla camera iperbarica si tenta di lenire gli effetti dell'esposizione al monossido.
A preoccuparsi maggiormente sono le condizioni del 28enne mentre il 26enne non è in pericolo di vita. Una morte, quella di Shirzai, che racconta una storia di disperazione: ha cercato il calore di una casa, è morto in un freddo silenzio.
Fontanafredda, due sorelle intossicate in casa
Nello stesso pomeriggio in cui un afghano di 25 anni è stato ucciso dal monossido di carbonio, due ragazze si sono salvate dalla stessa morte, invisibile e letale. A 15 chilometri di distanza, un paio d’ore dopo, il fato ha regalato a due sorelle un finale diverso.
Nel tardo pomeriggio di sabato, dopo aver da poco concluso le operazioni di soccorso in via Barcis i vigili del fuoco sono intervenuti a Fontanafredda per soccorrere due sorelle.
La maggiore, ventenne, era in camera con la minore quando la più piccola ha accusato un malessere. La maggiore si è resa conto che a causarlo poteva essere proprio quel piccolo braciere acceso in camera. Un’intuizione che ha salvato la vita a entrambe.
Sono stati immediatamente allertati i soccorsi: vigili del fuoco e i sanitari inviati dalla Sores le hanno trovate già all’esterno dell’abitazione. Dopo le prime valutazioni da parte dei soccorritori, le sorelle sono state portate in ospedale a Pordenone e da lì a Mestre per un trattamento in camera iperbarica. Le concentrazioni di monossido nel sangue sono, fortunatamente, molto basse.
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