Guerra di rumori, pattuglie in azione

I residenti sono in rivolta contro i locali pubblici «fracassoni». Qualche lamentela anche contro Il Moschino di via XX Settembre
CONEGLIANO. Residenti sul piede di guerra contro la musica a volume troppo alto e gli schiamazzi fino a notte fonda: venerdì notte i carabinieri sono intervenuti nel locale Amistad di viale Venezia - l’ex Giacetti sulla circonvallazione - e anche al Moschino di via Beato Ongaro per far presenti le rimostranze di chi non riusciva a chiudere occhio.


All’Amistad si recano spesso anche le pattuglie di polizia. Con l’arrivo dell’estate e del caldo si abbassa, come ogni anno, la soglia di tolleranza di chi deve fare i conti con la vicinanza di locali che tengono aperto fino a tardi e compagnie particolarmente rumorose. La notte di venerdì e sabato, intorno alle tre, i carabinieri di Conegliano sono intervenuti dopo le proteste dei residenti per musica troppo alta o rumori all’Amistad di viale Venezia, sulla circonvallazione, e al Moschino di via Beato Ongaro, a poche decine di metri da piazza Cima. Interventi anche presso altri locali.


Per il primo dei due locali, l’Amistad, spesso frequentato da compagnie di immigrati molto numerose, si tratta di un episodio tutt’altro che raro. Spesso sono dovute intervenire all’Amistad, dopo telefonate di protesta, anche le pattuglie del commissariato di polizia. Una vera e propria «guerra dei rumori» che coinvolge vari quartieri. La rumorosità dei locali è uno dei temi che più spesso risulta al centro delle proteste fatte dai residenti in municipio o dal difensore civico.


Cinque anni fa il Comune di Conegliano si è dotato di un regolamento contro l’inquinamento acustico che prevede limiti differenziati sia per zone (in base alla maggiore o minore presenza di case) sia anche per fascia oraria. Dalle ore 22 alle 6 del mattino il limite è di 40 decibel presso ospedali e scuole, 45 decibel nei borghi collinari, 50 decibel nei quartieri, 55 in centro storico, 60 sulla circonvallazione e 70 nelle zone industriali. Per tutte le altre situazioni, vale il limite del codice civile che fissa il criterio secondo cui le immissioni non possono superare la «normale tollerabilità», valutata dal giudice caso per caso.

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